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Vademecum per future mamme

Come cambieranno travaglio e parto in 5 punti

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Pubblicato il: 19-11-2019

Un recente congresso elenca 5 punti per rendere l'assistenza ostetrica più appropriata, sicura e rispettosa delle donne. Ecco cosa devono sapere le future mamme.


Come cambieranno travaglio e parto in 5 punti © iStock

Sanihelp.it - Realizzare un’assistenza ostetrica appropriata, sicura e ossequiosa delle donne, che tutela la maternità e contrasta l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto: con questo obiettivo l’AOGOI (Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani) ha aderito a Choosing Wisely Italy – Fare di più non significa fare meglio, il progetto lanciato in Italia nel 2012 da Slow Medicine, la rete di professionisti e cittadini che sostiene una cura sobria, rispettosa e giusta, che si fonda sul dialogo tra medici e pazienti.

Le 5 raccomandazioni messe a punto dall’AOGOI sono state presentate a Napoli al Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia, e contemplano tre momenti legati al parto: travaglio, taglio cesareo e clampaggio del cordone ombelicale.

1. Non clampare precocemente il cordone ombelicale: i ginecologi raccomandano di aspettare almeno un minuto prima di tagliare e legare – tecnicamente clampare – il cordone ombelicale, perché in questo modo si favorisce il passaggio di sangue dalla placenta al feto, rinforzando le scorte di ferro del neonato e riducendo il rischio di colite necrotizzante, malattia gastrointestinale che può rivelarsi fatale. Il taglio tardivo non comporta maggior rischio di emorragia post partum nella donna e consente di ridurre la mortalità nei neonati ad alta prematurità (prima di 32 settimane).

2. Non eseguire l’episiotomia di routine: secondo i ginecologi l’episiotomia, l’incisione del perineo effettuata nel momento finale del travaglio per favorire il passaggio del bambino, è una pratica sovrautilizzata senza vantaggi per la donna, poiché richiede l’applicazione di punti di sutura che possono provocare dolore, rischio di infezione, difficile ripresa dei rapporti sessuali. Per questi motivi, è raccomandata solo in presenza di complicanze, per esempio per accelerare l’espulsione in caso di sofferenza fetale.

3. Non procedere all’induzione del travaglio di parto prima di 39 settimane: l’induzione del travaglio, precisano i ginecologi, medicalizza un evento fisiologico e, in più, può causare effetti avversi come l’aumento di tagli cesarei. Pertanto è raccomandata solo quando il proseguimento della gravidanza può comportare un reale pericolo per il feto o per la madre.

4. Non programmare il taglio cesareo di routine in tutte le donne con pregresso taglio cesareo: i ginecologi smentiscono la regola una volta cesareo, sempre cesareo, in quanto priva di basi scientifiche. Al contrario, le donne con pregresso cesareo ammesse al travaglio di parto hanno un rischio di mortalità minore (3 vs 13 su 100mila) rispetto alle donne sottoposte a cesareo programmato.

5. Non obbligare al digiuno e proibire l’assunzione di liquidi alle donne in travaglio: i ginecologi precisano che, nelle gravidanze fisiologiche, l’assunzione di liquidi non è controindicata e non aumenta il rischio di complicanze in caso di ricorso ad anestesia generale durante il parto.

«Come ricorda l’OMS – afferma Elsa Viora, Presidente AOGOI – la gestazione e il parto sono esperienze che vanno vissute con serenità e, in presenza di una gravidanza fisiologica, vale a dire senza fattori di rischio, vanno medicalizzate il meno possibile. Il travaglio e il parto sono circostanze delicate dal punto di vista emotivo, in cui, più di altre, la donna ha bisogno di sentirsi protetta, rassicurata e rispettata.

Questo è l’impegno profuso quotidianamente dagli operatori sanitari, medici ginecologi e ostetriche, coinvolti nel percorso nascita e parto, che si fonda sul dialogo, la fiducia e la relazione empatica costruita nel tempo con la donna, necessari per giungere a scelte informate e condivise».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AOGOI (Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani) e SIGO (Società italiana di ginecologia e ostetricia)

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