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Informazione, cura e prevenzione al Primo Summit di Napoli

No alle mutilazioni genitali, sì alla ricostruzione

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Pubblicato il: 27-11-2019

No alle mutilazioni genitali, sì alla ricostruzione © iStock

Sanihelp.it - Le mutilazioni genitali femminili sono ancora una realtà in molti Paesi del mondo, anche se quasi ovunque sono considerate fuori legge. Per dare un'idea del fenomeno: secondo l'Unicef (rapporto pubblicato nell'aprile 2016) ogni anno circa 3 milioni di bambine corrono il rischio di essere mutilate. Oggi nel mondo le donne che convivono con i problemi causati dalla mutilazione genitale sono circa 200 milioni. I dati sono stati resi durante il Primo Summit Interdisciplinare sulle mutilazioni genitali femminili, che si è svolto a Napoli il 25 novembre.

«Non possiamo restare a guardare – dice Francesco D'Andrea, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica SICPRE, che ha organizzato l'evento nella giornata contro la violenza sulle donne -. Le mutilazioni genitali femminili sono un tema umanitario, che deve muovere le coscienze e spingere a impegnarsi per difendere la salute e la dignità delle donne. Allo stesso tempo, sono un argomento che ci riguarda come società scientifica. Ad oggi, infatti, non esistono linee guida aggiornate che possano essere di riferimento negli interventi genitali ricostruttivi in grado di ripristinare integrità anatomica funzionale ed estetica. Per questo abbiamo firmato un impegno congiunto con l'Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico, AIUG: per redigere delle linee guida aggiornate e multidisciplinari, in grado di dare alle vittime di mutilazione genitale la miglior ricostruzione possibile».

Al lavoro sulle nuove linee guida, perché insieme si cura meglio

La firma dell'impegno congiunto a scrivere le linee guida da parte di SICPRE, AIUG e SIGO costituisce il primo passo di un nuovo percorso, i cui prossimi step sono la formazione del personale sanitario coinvolto nei processi ricostruttivi e la realizzazione di centri dedicati, le MGF Unit, ispirate al modello di successo delle BREAST Unit. «In Italia la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili sono regolate da una legge del 2006, la Legge Bonino, che indica anche i professionisti coinvolti nella ricostruzione – sottolinea Stefania de Fazio, presidente del Summit - . A 13 anni di distanza, queste disposizioni sono ampiamente superate, perché in questo lasso di tempo la medicina e la chirurgia rigenerativa hanno fatto passi incredibili, grazie soprattutto agli studi legati alle possibilità di utilizzo del grasso autologo, cioè del paziente stesso, che è ricco di importanti fattori di crescita quali le cellule staminali adulte. Coinvolgendo gli specialisti della ricostruzione e rigenerazione, ovvero i chirurghi plastici, le possibilità di recupero per le donne sono decisamente superiori».

L'esempio da seguire? I centri per la cura del tumore al seno

Nel 2014 in Italia sono stati costituiti (in recepimento a una legge europea del 2006) i Centri di Senologia Interdisciplinari, che raccolgono in una stessa unità (la BREAST Unit) diverse figure professionali, dal radiologo al chirurgo, dall'oncologo al radioterapista.

«È un modello di cura di grande successo, come dimostra il fatto che le donne curate nelle BREAST Unit hanno una percentuale di sopravvivenza superiore del 18% rispetto a quelle che si sono rivolte a centri meno strutturati – dice ancora de Fazio -. Il nostro obiettivo è quello di replicare lo stesso modello mutidisciplinare, affiancando ginecologi, urologi e chirurghi plastici. In questo modo saremo in grado di dare alle vittime di mutilazione tutti gli specialisti e tutto il supporto necessario per recuperare al meglio, in un unico centro. Il tutto, poi, solo con uno sforzo organizzativo, senza costi ulteriori per la sanità pubblica».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SICPRE

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