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Donne

Contraccettivi ormonali e rischio suicidio

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Pubblicato il: 10-12-2019

Gli anticoncezionali ormonali possono avere come effetto collaterale depressione e comportamenti suicidari. L'avvertimento arriva dall'AIFA, ma alcuni esperti temono confusioni e allarmismi.


Contraccettivi ormonali e rischio suicidio © iStock

Sanihelp.it - Lo scorso 15 novembre l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha diffuso una nota informativa sulla sicurezza di tutti i contraccettivi ormonali (pillola, cerotto, anello vaginale, spirale e impianto sottocutaneo), mettendo in guardia contro i possibili rischi di depressione e comportamenti suicidari legati alla loro assunzione. In realtà non si tratta di una vera e propria novità, come riporta la stessa nota: «l’umore depresso e la depressione sono effetti indesiderati noti associati all’uso dei contraccettivi ormonali. La depressione può essere grave ed è un noto fattore di rischio per l’insorgenza di comportamento suicidario e suicidio».

In seguito a una valutazione sulla sicurezza condotta a livello europeo, si è però deciso di aggiornare le avvertenze presenti nei bugiardini di tali contraccettivi, che pur già riportano, tra gli effetti indesiderati, alcuni disturbi psichiatrici. «Le pazienti devono essere informate sulla necessità di contattare il proprio medico in caso di cambiamenti d'umore e sintomi depressivi, anche se questi si verificano poco dopo l'inizio del trattamento» continua la nota.

La notizia è stata molto enfatizzata, cosa che diversi addetti ai lavori giudicano rischiosa, capace di generare allarmismi e demonizzare l’uso dei contraccettivi: «Estrapolata dal contesto di riferimento, può ingenerare timori, reticenze e disorientamento nelle donne che dovrebbero invece considerare la contraccezione un’alleata della loro salute generale e sessuale-riproduttiva» si legge, infatti, in una nota diffusa dalla Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

«Il comunicato di AIFA sulla connessione tra suicidio e uso di molecole ormonali a scopo contraccettivo, seppur molto importante per noi medici perché ci invita a riflettere sul legame fortissimo tra ormoni della riproduzione e buon funzionamento del cervello femminile e sull’importanza di prescrivere la contraccezione ormonale in modo attento, dopo un’anamnesi accurata, sembra però esagerato e può essere dannoso per tutte le donne che da quasi 60 anni hanno scelto e continuano a scegliere di diventare madri responsabilmente e che a volte assumono preparazioni ormonali contraccettive allo scopo di curare patologie importanti come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico ecc» specifica ulteriormente Rossella Nappi, Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Pavia, membro del direttivo Onda e membro permanente del direttivo della Società Internazionale di Endocrinologia Ginecologica (ISGE).

Anche la Società Italiana della Contraccezione (SIC) si è pronunciata sulla questione, per voce della presidente, Franca Fruzzetti, ginecologa dell'Ospedale Santa Chiara di Pisa: «Che gli ormoni possano influire negativamente sul tono dell’umore è cosa nota per noi ginecologi, ma è importante precisare che non tutti i contraccettivi ormonali hanno gli stessi effetti e che le diversità di composizioni oggi disponibili consentono di scegliere il contraccettivo più adatto ad ogni donna. Studi in laboratorio hanno infatti chiaramente dimostrato che mentre alcuni progestinici hanno un effetto negativo su alcuni neurosteroidi importanti nel controllo dell’ansia, altri non hanno questi effetti e determinano un incremento delle beta endorfine, ossia i mediatori del benessere. Alcuni di questi effetti sono stati dimostrati anche nella donna. Nei soggetti poi con familiarità o profili a rischio per depressione o scarsa capacità di controllo dell’ansia, gli ormoni potrebbero indurre un peggioramento e favorire la comparsa di uno stato depressivo. Una situazione analoga la troviamo anche in alcune donne subito dopo il parto, quando a seguito delle variazioni ormonali, alcune donne a rischio possono sviluppare una depressione puerperale. Si tratta quindi di un rischio che alcune donne possono correre, ma non tutte».

La nota dell’AIFA si basa, come anticipato, su una valutazione di sicurezza condotta a livello europeo dal comitato dell’Agenzia europea del farmaco  in seguito alla pubblicazione di uno studio danese da cui era emersa un’associazione tra uso di contraccettivi ormonali e tentativi di suicidio, in particolare tra le adolescenti. Ma proprio su questo studio gli esperti mostrano le maggiori perplessità. Claudio Mencacci, Presidente della Società italiana di NeuroPsicoFarmacologia e del Comitato scientifico Onda, nonché Direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano sottolinea che «non viene dato sufficiente rilievo alle differenze nel campione delle donne selezionate: non è chiaro se siano escluse quelle che avevano già sofferto di ansia o di depressione e ancor più non è chiara la differenza significativa tra la pillola estroprogestinica, quella progestinica, l’anello, i cerotti transdermici, etc.. e il loro impatto sull’umore, sull’ansia, sull’impulsività anticonservativa (l’impatto è inferiore in caso di utilizzo della pillola estroestroprogestinica rispetto alle altre modalità contraccettive)». 

La dottoressa Fruzzetti aggiunge: «Lo studio a cui fa riferimento la Nota Aifa è inoltre il primo e unico studio che evidenzia un aumento dei suicidi. Altri studi volti a valutare le cause di morte in donne che avevano utilizzato contraccettivi ormonali non hanno evidenziato un aumento delle morti per suicidio. Lo studio mette in evidenza il dato di associazione tra uso di contraccettivi ormonali e suicidi in giovane età senza considerare nelle analisi di valutazione del rischio quei fattori individuali che possono avere determinato o contribuito al tutto. Il non prendere in considerazione tutte le variabili considerate come possibili fattori di rischio non permette di arrivare a nessuna conclusione certa».

Rossella Nappi ricorda che non mancano potenziali fattori confondenti: «Il 50% delle gravidanze indesiderate esitano in aborto volontario con notevoli ripercussioni sulla psiche femminile e molte patologie per le quali la contraccezione viene prescritta proprio in età adolescenziale, quando il rischio di depressione è severo e il suicido è più elevato, si associano a loro volta ad elevato rischio di ansia, depressione ed altri disturbi psichiatrici. A determinare questa differenza ,che è stata osservata tra donne utilizzatrici di pillole, cerotti, anelli, impianti e spirali medicate e donne che non ne fanno uso, potrebbe semplicemente essere una selezione di donne che sentono maggiormente la necessità di proteggersi da gravidanze non pianificate per ragioni psicologiche e socio-economiche o che semplicemente avvertono disagi emotivi in relazione al cattivo funzionamento dei propri ormoni e dei fattori dell’infiammazione che si associano a molte condizioni ginecologiche. I dati sono infatti analizzati in modo trasversale, cioè senza la possibilità di dimostrare un reale rapporto causa-effetto, e senza considerare che l’adolescenza è un periodo di grandi trasformazioni sul sé corporeo e psichico, dunque a maggior rischio di patologie psichiatriche».

«Il messaggio importante, ancora una volta, è che le donne devono essere informate in maniera adeguata e che è fondamentale il rapporto tra medico e paziente. Ancora una volta viene ulteriormente sottolineato come al momento della prescrizione sia necessario raccogliere una anamnesi adeguata al fine di evidenziare quelle situazioni che potrebbero essere peggiorate dall’uso degli ormoni. Non tenere presente tutto questo potrebbe voler dire non utilizzare la contraccezione ormonale, aumentare il rischio di gravidanze indesiderate e privare le donne dei benefici che gli possono invece derivare dal loro uso, come la possibilità di prevenire alcuni tumori, soprattutto quello dell’ovaio o dell’endometrio, il cui rischio in termini di incidenza e mortalità si riduce mediamente del 50%, a seconda degli anni di durata di uso del contraccettivo. Una protezione che la donna continua ad avere anche fino a 20 anni dopo l’ultima assunzione di contraccettivo ormonale» conclude Franca Fruzzetti.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AIFA, comunicato stampa Fondazione ONDA, comunicato stampa SIC

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