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Fecondazione assistita: come la vedono le donne?

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Pubblicato il: 14-01-2020

Un'indagine stila un ritratto della maternità di oggi, tra paure, incertezze e conoscenza delle varie opportunità.


Fecondazione assistita: come la vedono le donne? © iStock

Sanihelp.it - Essere mamma oggi è una scelta importante, tra paure e scarsa conoscenza: è lo scenario emerso dall’indagine commissionata da IVI – Istituto Valenciano per l’Infertilità – e condotta da Ixè sul tema dell’infertilità, della fecondazione assistita e della genitorialità. 

I risultati hanno portato a conclusioni, a volte allarmanti: come la scarsa conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili quale causa di infertilità o il dato da cui emerge che ben il 17% degli intervistati (quasi 2 persone su 10) ritiene che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà la fertilità inizia a ridursi dopo i 30 anni, con un calo importante già dopo i 35.

In caso di difficoltà a concepire un figlio, il 49% degli intervistati sceglierebbe l’adozione mentre il 48% la fecondazione assistita. Chi ancora non ha avuto figli indica, in misura superiore alla media, la fecondazione assistita, chi ha già figli preferirebbe, in misura superiore, l’adozione. Tra coloro che ipotizzerebbero il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

In merito al tema molto attuale del social freezing, la crioconservazione di ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali, solo il 17% degli intervistati sa che vi si può accedere anche nel nostro Paese, il 37% non sa se si pratichi in Italia e il 20% crede che qui non sia consentita. Il 23% degli intervistati vede positivamente il ricorso alla crioconservazione degli ovociti per motivi professionali, soprattutto i più giovani, ma la motivazione prevalentemente indicata è legata alle terapie che potrebbero portare alla sterilità.

Inoltre, nel caso in cui una donna abbia crioconservato i suoi ovociti e a distanza di tempo li voglia utilizzare per diventare madre, il 52% ritiene che debba essere libera di farlo in qualunque momento, mentre una percentuale tra il 10% e il 20% circa pone alcune condizioni quali salute, età e stabilità di coppia. Complessivamente la crioconservazione è considerata dai più una scelta non egoista, indolore e sicura sia per il nascituro che per la madre, ma costosa e innaturale.

«Oggi, attraverso il social freezing una donna può avere una opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita», commenta la dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Attraverso l’indagine, gli intervistati hanno risposto anche sulle paure rispetto alla genitorialità: al primo posto si colloca la questione economica, cui si sommano risposte relative al lavoro, sul come trovarlo e mantenerlo. L’altro aspetto incidente è di natura personale, ovvero insicurezze relative alle proprie capacità di crescere un figlio. I limiti alla carriera sono riportati solo dal 6% dei 25-44enni, in particolare da chi ha già figli e ne desidera altri.

«Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione - ha dichiarato Katia Pacelli, direttrice di Salvamamme - Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Valenciano per l’Infertilità

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