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Inseminazione

Fecondazione assistita fai da te? Ahi ahi ahi

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Pubblicato il: 25-02-2020

Si chiama home insemination: si cerca un donatore in rete e, con il suo seme, si tenta una fecondazione assistita casalinga. Ma i rischi non mancano.


Fecondazione assistita fai da te? Ahi ahi ahi © iStock

Sanihelp.it - «Stiamo assistendo alla diffusione di una nuova pratica: alcune coppie e single infatti si affidano a quella che gli anglosassoni definiscono home insemination, ossia  la fecondazione ottenuta con il seme fresco di un donatore, spesso contattato in Rete o in appositi  gruppi sui social network» rivela il Professor Salvatore Sansalone, Professore Aggregato di Andrologia all’Università di Tor Vergata  «Online siti e gruppi incrociano domanda e offerta tra privati, una soluzione adottata da coppie in cui lui sia infertile, donne single o coppie di donne omosessuali che possono scegliere tra centinaia di  giovani uomini tra i 30 e i  40 anni. Una zona d’ombra anche dal punto di vista legale in cui nessuno è tutelato». 

Non esistono dati precisi sulle dimensioni  del fenomeno e, per di più, sembra che il tutto avvenga senza scambio di denaro (al limite forse un rimborso spese): prima un contatto via e-mail e poi talvolta un incontro informale in cui il donatore mostra le analisi del sangue. Se scatta la simpatia il donatore attende la chiamata della coppia o della donna che monitora l’ovulazione. Si incontrano spesso in un hotel dove lui dona in una provetta sterile il liquido seminale e lei provvede a iniettarlo con una semplice siringa a cui sia stato tolto l’ago o una pompetta cercando di portare il contenuto il più vicino possibile al collo dell’utero e sperando che avvenga il concepimento. I protagonisti talvolta rimangono in contatto oppure si incontrano se la coppia vuole un secondo  figlio dallo stesso donatore. 

Se vi sembra un cosa fattibile, considerate anche il rovescio della medaglia: «Senza la mediazione di una struttura sanitaria esiste un alto margine di rischio anche se il donatore si presenta con analisi recenti che dovrebbero certificarne la salute. Stiamo assistendo ad un aumento esponenziale di casi di malattie infettive, e spesso la documentazione dei donatori è limitata a pochi parametri del tutto insufficienti a tutelare la salute della donna e dell’eventuale nascituro» sottolinea Sansalone. «Meglio allora l’acquisto di un campione in una apposita banca che lo recapita a casa in un contenitore refrigerato, un manuale di istruzioni e il kit per l’inseminazione. Il costo varia a seconda della quantità di spermatozoi per millilitro che ovviamente ne aumentano la capacità fecondante».

Per altro non è che le probabilità di riuscita al primo colpo siano alte: «Possono essere necessari più incontri, anche perché in alcuni casi la quantità di eiaculato potrebbe essere insufficiente. Ma i fattori che determinano il successo sono tanti: e vanno dall’età e la salute della donna sino alla qualità degli spermatozoi del donatore. La possibilità di una gravidanza non é  sovrapponibile a quella di un rapporto sessuale tradizionale anche se il liquido seminale viene depositato nella donna nel periodo finestra dell’ovulazione»avverte l’esperto. «Manca poi il criterio di sicurezza garantito dai centri specializzati che eseguono lo spermiogramma per determinare le diverse caratteristiche del seme, la capacitazione (o lavaggio) degli spermatozoi, ossia la selezione di quelli più mobili, ma anche la possibilità di eseguire una stimolazione ovarica che triplicare le percentuali di successo rispetto ai tentativi home made. Noi andrologi guardiamo con una certa preoccupazione a queste pratiche e dobbiamo ricordare che la procreazione con seme donato è a tutti gli effetti considerato un atto medico». 



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comunicato stampa

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