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Prevenzione cardiovascolare: confermato il ruolo dell'aspirina

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Pubblicato il: 18-09-2001

L'uso di farmaci antiaggreganti dopo un accidente cerebro-cardiovascolare ha un ruolo ben preciso nella prevenzione di eventuali ricadute ed oggi il medico, di fronte a un caso simile, non ha più dubbi sulla necessità di un tale trattamento. (...)

Sanihelp.it - Una risposta alla domanda "È possibile migliorare la prevenzione cardiovascolare?" ed un chiarimento che possa dissipare le incertezze di molti medici chiamati a considerare una questione che li coinvolge in decisioni molto importanti su direttive ottimali da seguire al riguardo è stata data dai risultati di uno studio che costituisce il primo trial clinico randomizzato e controllato condotto in Italia. (...)
Lo studio, condotto sotto la responsabilità congiunta del Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale (CSeRMGE) e dell'Istituto Mario Negri, aveva come obiettivo generale quello di verificare l'effetto preventivo di due trattamenti farmacologici: l'aspirina alla dose di 100 mg al giorno, di cui era già nota l'efficacia nei pazienti colpiti da infarto o ictus, e la vitamina E nota per la sua azione antiossidante.
La novità della sperimentazione consiste nel tipo di persone su cui si è valutata l'efficacia dei due farmaci: soggetti sani ma con almeno un fattore di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, diabete mellito, ipercolesterolemia, familiari colpiti da infarto in età giovanile, obesità, età avanzata). Questi soggetti rappresentano una popolazione molto più vasta di coloro che hanno già avuto episodi di infarto o di ictus e che sono stati più spesso oggetto di studi controllati. (...) L'aspirina si è dimostrata efficace riducendo del 44% la mortalità cardiovascolare e del 23% la probabilità di insorgenza di una complicanza cardiovascolare che oltre la morte comprendeva l'infarto, l'angina, l'ictus, gli attacchi ischemici transitori e le arteriopatie periferiche mostrando al tempo stesso un profilo di sicurezza accettabile. (...)
Al contrario, la vitamina E (il cui uso era stato raccomandato in passato in base a dati non sperimentali né controllati) non ha mostrato alcun beneficio in questi pazienti, confermando i risultati ottenuti dai recenti studi sui pazienti ad alto rischio, GISSI-Prevenzione e HOPE.
Questo studio dimostra che nelle normali condizioni di lavoro ed assistenza dei medici di medicina generale è possibile condurre una ricerca perfettamente competitiva con quelle condotte nei più classici contesti clinici, ed immediatamente trasferibile a tutta la popolazione a rischio. (...)


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Redazione Sanihelp.it

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