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Cerotto contraccettivo: conosciamolo meglio

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Pubblicato il: 28-03-2006

Si fa presto a dire cerotto contraccettivo. Di cosa si tratta? Come è fatto e come funziona? Conosciamo meglio questo nuovo, e sempre più apprezzato, contraccettivo.

Sanihelp.it - Sono passati due anni dalla sua commercializzazione in Italia e, mese dopo mese, sembra conquistare sempre più donne che lo preferiscono alla tradizionale pillola o ad altri contraccettivi non ormonali.

Per capire i segreti del suo successo il modo migliore è fare un balzo indietro nel tempo e partire dalle motivazioni che hanno spinto le case farmaceutiche a progettare un cerotto contraccettivo.

Queste sono essenzialmente due: la praticità e l’accettabilità (compliance).

Riguardo al primo fattore il cerotto cerca di sopperire alle difficoltà derivanti dall’ assunzione quotidiana delle compresse. Con il cerotto è sufficiente un'applicazione settimanale e questa è sicuramente una facilitazione pratica che per esempio permette di evitare o almeno ridurre i rischi di dimenticanze.

Per ciò che concerne l’accettabilità del trattamento ci sono ormai numerosi studi clinici che dimostrano come il cerotto abbia una compliance generalmente superiore rispetto alla pillola. Uno ricerca comparativa del 2002, pubblicata sull’American journal of obstetrics and ginecology, ha attestato l’accettabilità del cerotto intorno al 90% dei casi contro un 80% della pillola. La motivazione del miglioramento della compliance sta principalmente nella diversa modalità di rilascio ormonale che nel cerotto è costante per tutta la durata dell’applicazione mentre nelle pillola ha un picco iniziale.

Si capisce bene queste motivazioni sono pressoché le stesse che vanno ricercando molte donne: avere tra le mani un prodotto efficace, che sia tollerabile e pratico da utilizzare.

Il principio di funzionamento è molto semplice: rilascia per via transdermica il progesticnico norelgestromina (NGMN) e l’estrogeno etinilestradiolo (EE). Un singolo cerotto di 20 cm2 (5 x 4 cm) rilascia una quantità sufficiente a coprire i 7 giorni dell’intervallo previsto tra le applicazioni. In realtà libera una quantità di ormoni sufficiente per inibire l’ovulazione per 9 giorni ma la posologia nel prevede comunque sette.

Per ciò che concerne l’efficacia siamo agli stessi livelli della pillola, sembra però che proprio per la sua semplicità di utilizzo il numero delle gravidanze indesiderate potrebbe anche essere minore (usiamo il condizionale perché è ancora troppo presto per avere dei dati certi ma questo sembra il trend dei primi studi clinici a riguardo).

Anche gli effetti negativi del trattamento sono pressoché simili a quelli della pillola, e anche in questo caso soprattutto dopo il terzo mese di trattamento (fine del periodo di adattamento) si registra una diminuzione generale degli eventi avversi rispetto a quanto avviene con la pillola. (il corpo si abitua alla somministrazione ormonale).



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Redazione Sanihelp.it

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