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Pomodoro: da frutto dell'amor a re della tavola

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Pubblicato il: 05-04-2006

All'inizio era considerato velenoso (ma bello da vedere). Poi è diventato una pozione d'amore (e non solo). Finché un giorno qualcuno lo addentò e scoprì che...

Sanihelp.it - All'inizio. La pianta del pomodoro, originaria dell’America Latina, viene per lungo tempo coltivata a solo scopo ornamentale, grazie all’accattivante caratteristica dei suoi frutti inizialmente ritenuti non commestibili. È per questo motivo che ben presto attorno al pomodoro crescono leggende che gli attribuiscono poteri afrodisiaci, legati a filtri magici e pozioni miracolose.

1500. La coltivazione del pomodoro viene introdotta in Europa a opera degli spagnoli.

1544. L’erborista Pietro Mattioli, pur classificando il pomodoro tra le specie velenose, ammette di «aver sentito dire» che si possa consumare anche fritto senza ripercussioni per la salute: il pomodoro da frutto esotico e ornamentale assurge al ruolo di prodotto commestibile. Nel bacino del Mediterraneo trova la temperatura adatta al suo sviluppo così da diffondersi anche in Italia molto rapidamente.

1839. La diffusione del frutto conosce un impulso, sia in Italia sia in Francia, tale da provocare una vera e propria fioritura letteraria: Nicolas Appert, chef parigino, pubblica un trattato sulla conservazione di alcuni alimenti fra cui il concentrato di pomodoro. Nel 1839 il Duca di Buonvicino, al secolo Don Ippolito Cavalcanti, codifica nella sua Cucina Teorico-Pratica i vermicelli co le pommadoro e illustra per la prima volta la ricetta del ragù.

1888. La necessità di stoccaggio e conservazione nel tempo, ma anche il desiderio di usufruire del pomodoro durante tutto l’anno, stimolano la nascita dei prodotti di trasformazione: il concentrato, la polpa e la passata. I paesi mediterranei iniziano quindi la sua coltivazione intensiva a scopi alimentari: il pomodoro si diffonde rapidamente, trovando collocazione all’interno di tutti i piatti più importanti della cucina nazionale (pizza, sugo, pappa con il pomodoro). La produzione industriale di concentrato è un primato parmense da attribuirsi a un certo Cavaliere Brandino Vignali, che apre il primo stabilimento.

1911. Prima confezione sottovuoto di concentrato di pomodoro: dall'essiccazione al sole e dalla cottura del succo di pomodoro in boccette di vetro, si passa alla concentrazione a bassa pressione, che consente all'acqua in eccesso di evaporare dal succo. Questo procedimento consente al concentrato di conservare un bel colore rosso vivo, un sapore fresco e di non perdere tutte le sostanze benefiche del frutto fresco. Vengono aperte numerose fabbriche di conserva, in particolare nella provincia di Parma.

1951. Nasce il tubetto di concentrato di pomodoro in alluminio, una vera rivoluzione in termini di conservazione. Il tubetto, proposto da Ugo Mutti, nasce con una caratteristica inconfondibile: la chiusura con un ditale di plastica (allora utilizzato per cucire), che gli vale il soprannome di Tubetto dal Ditale.

Oggi. L’Italia è il paese che più di tutti tra quelli mediterranei ha fatto del pomodoro l’emblema della propria tavola e tradizione culinaria, figurando al 3° posto, nella graduatoria mondiale, per la produzione e l’esportazione del prodotto.


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Redazione Sanihelp.it

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