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Il rischio aumentato di sviluppare la malattia di Alzheimer rivelato da un test delle urine?

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Pubblicato il: 19-06-2002

Secondo i ricercatori della University of Pennsylvania, il danno associato con un lieve deterioramento delle capacità di pensiero e di ragionamento, spesso precursore della perdita di memoria della malattia di Alzheimer, sembra rintracciabile nelle urine.

Sanihelp.it - In un articolo, pubblicato sul numero di giugno della rivista Archives of Neurology, vengono riportate le scoperte che suggeriscono un semplice esame delle urine per identificare le persone con un rischio aumentato di sviluppare una malattia di Alzheimer.

Il dr.Domenico Pratico, autore dello studio, in una comunicazione all’Università, sostiene che questo è il primo test non invasivo in grado di predire una diagnosi clinica di malattia di Alzheimer. La cura di questa malattia non è stata ancora trovata ma i medici potrebbero rallentarne il suo corso se venisse scoperta abbastanza precocemente.

Attualmente, per la diagnosi di malattia di Alzheimer, i medici si basano sui sintomi manifestati dal paziente ma la diagnosi è imprecisa in quanto la demenza nell'anziano potrebbe essere dovuta ad altre cause. Una diagnosi definitiva non è possibile fino a dopo la morte, quando l'autopsia rivela i depositi cerebrali, conosciuti come placche o "grovigli", tipici della malattia.
In precedenza, Pratico e i suoi colleghi, hanno identificato livelli aumentati di isoprostani, acidi grassi associati con il danno ossidativo cerebrale, nel liquido spinale, nel sangue e nelle urine di persone a cui era stata diagnosticata la malattia di Alzheimer.

Negli studi attuali, i ricercatori hanno valutato i livelli di un isoprostano specifico nel liquido spinale, sangue ed urine, di persone con una deficit cognitivo lieve. Studi recenti, in accordo con le scoperte del team di Pratico, hanno suggerito che una diagnosi di deficit cognitivo lieve, può indicare un rischio del 50% di sviluppare la malattia di Alzheimer entro i prossimi 4 anni. Campioni di liquidi organici sono stati prelevati in 50 soggetti con malattia di Alzheimer, 33 soggetti con deficit cognitivo lieve e 40 anziani con funzioni mentali normali. I livelli di isoprostano sono stati più elevati nel liquido spinale, nel sangue e nelle urine sia nei pazienti con malattia di Alzheimer sia nei pazienti con deficit cognitivo lieve, rispetto ai soggetti sani.

Queste scoperte supportano ulteriormente le ipotesi che il danno ossidativo è il primo segno della malattia di Alzheimer.
Pratico e i suoi colleghi invitano ad aumentare le ricerche nel campo della diagnosi precoce della malattia, per determinare se è possibile utilizzare realmente questo test nelle urine per identificare i soggetti ad alto rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Fonte: Archives of Neurology 2002


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Redazione Sanihelp.it

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