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ADHD: il parere di un'insegnante

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Pubblicato il: 10-05-2006

Scrive la professoressa Margherita Pellegrino, insegnante.

Sanihelp.it - Ha giustamente destato scalpore la vicenda del ragazzino 12enne di Milano che, etichettato iperattivo e aggressivo, era stato allontanato dalla scuola media. I genitori si erano rifiutati di sottoporlo a terapie farmacologiche pesanti, alla stregua di un malato psichiatrico.

È scandaloso che un preside e degli insegnanti pongano come conditio sine qua non, per accettarlo nell'Istituto, che l'alunno arrivi in classe sedato. Questa è la prova di quanto la cultura psichiatrica sia entrata nella nostra scuola.

Da qualche anno a questa parte è diventato normale per gli insegnanti leggere nelle circolari scolastiche che verrà lo psicologo/a in classe per presentare, per esempio, il progetto grasso/magro; che l'Ufficio scolastico ha organizzato delle giornate di formazione per docenti referenti di Istituto sulla dislessia; che la Provincia o il Comune hanno istituito il servizio di aiuto psicologico per alunni, genitori e insegnanti; che verrà tenuto nella scuola il corso di formazione sull'ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) ecc..
Come non ci stupisce che nei collegi docenti con sempre più frequenza ci viene richiesto di approvare il progetto presentato dalla psicologa/o tal dei tali, per tenere corsi di informazione o per interventi di supporto psicologico piuttosto che il progetto affettività nelle classi, ecc.

Così diventa logico per gli insegnanti e i dirigenti scolastici, che hanno seguito questi corsi di formazione tenuti da psicologi e neuropsichiatri infantili, segnalare e accettare le etichette di disturbi mentali e imporre le terapie prescritte dagli psichiatri, è stato loro insegnato dagli stessi esperti che li hanno indottrinati sul soggetto.

Da più parti a livello internazionale sono stati lanciati allarmi in merito alla fondatezza scientifica delle diagnosi dei disturbi di apprendimento nei bambini e delle conseguenti terapie psicofarmacologiche.

Uno dei tanti esempi è stato l’intervento della Sig.ra Sue Parry, che ha lavorato come terapista scolastica con studenti, in gran parte ragazzi, supposti ad avere l’ADHD, al meeting tenuto dal Comitato di Controllo Sicurezza dei Farmaci e Gestione dei Rischi dell’FDA, nel febbraio 2006, negli Stati Uniti. La sig.ra Parry ha evidenziato che ai genitori non è stato detto che alla Conferenza per lo sviluppo del Consenso all’ADHD del 1998 i relatori hanno precisato : «Però non abbiamo un test oggettivo e valido per l’ADHD e non ci sono dati che indicano che l’ADHD sia dovuta a malfunzionamento del cervello».
Ha avvertito inoltre: «I nostri bambini non hanno bisogno di ulteriori studi e indagini, hanno solo bisogno di una commissione garante che investighi quello che potrebbe essere la più grande frode sulla salute mai vista sulla faccia della terra».

Siamo ben lontani dalle sperimentazioni didattiche, dalla ricerca di metodologie funzionali di insegnamento, dai metodi Montessori, Steiner, dall'esperienza delle scuole di strada di Napoli, dalla scuola di Don Milani, e dal chiedersi veramente come mai quell’alunno sta avendo tali difficoltà e dove gli insegnanti hanno fallito!

Oggi più che mai gli insegnanti e gli operatori della scuola hanno la responsabilità di informarsi accuratamente sulla fondatezza di queste etichette psichiatriche e di chiedersi onestamente, data l’importanza del loro ruolo per la formazione delle generazioni future, se i cattivi o mancati risultati non siano dovuti a carenze nei loro metodi didattici o a negligenze nello svolgere il proprio lavoro, invece di avallare soluzioni sbagliate e pericolose.


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Redazione Sanihelp.it

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