Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Doping: ecco cosa si rischia

di
Pubblicato il: 19-05-2006

Il doping è un reato, punito sia dalla giustizia tradizionale che da quella sportiva. Ecco a cosa va incontro chi utilizza, detiene, procura o spaccia le sostanze vietate

Sanihelp.it - Il doping è un reato sia a livello amministrativo e sportivo che a livello penale.
Nel primo ambito, le sanzioni sul doping sono stabilite dal codice mondiale antidoping del WADA (World Anti-Doping Agency), che viene applicato in ogni nazione da organi specifici da esso riconosciuti.

In Italia, la massima autorità e responsabilità in materia di adozione e attuazione del regolamento antidoping, della direzione dei prelievi dei campioni di sangue e urine, della gestione dei risultati dei test e della conduzione dei dibattimenti spetta all’Organizzazione antidoping nazionale (NADO) del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.).

Le Norme sportive antidoping adottate dal C.O.N.I. si basano sul principio, sancito dal codice mondiale, che ogni atleta tesserato è ritenuto responsabile della presenza di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker in un campione biologico, indipendentemente dallo stato di dolo, colpa, negligenza o uso consapevole.
Ogni atleta, o responsabile di atleti minorenni, deve quindi personalmente assicurarsi di non assumere alcuna sostanza vietata, e accettare le norme antidoping per partecipare alle attività sportive.

Oltre all’utilizzo di sostanze vietate, è perseguito anche il rifiuto, o l’omissione senza giustificato motivo, di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici, nonché il possesso in qualsiasi momento o luogo di una sostanza vietata.
Infine, sono proibiti dal regolamento mondiale antidoping anche il traffico di sostanze vietate o di metodi proibiti e la somministrazione di una sostanza vietata da parte di terzi.
Ecco le sanzioni stabilite per i trasgressori:

- Uso di sostanze vietate e metodi proibiti, rifiuto o omissione di sottoporsi al prelievo del campione biologico: squalifica di due anni per la prima violazione, squalifica a vita per la successiva.
- Traffico di sostanze vietate o di metodi proibiti e loro somministrazione o tentativo di somministrazione: da un minimo di quattro anni fino alla squalifica a vita.
- Omissione di informazioni sulla reperibilità e conseguente mancata esecuzione del test antidoping: squalifica da tre mesi a due anni.

Parallelamente a questi provvedimenti, l’atleta risultato positivo al doping viene indagato anche a livello penale dagli organi di giustizia competenti, sulla base dell’articolo 9 della legge 376/2000. Salvo reati più gravi, «è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da 5 a 100 milioni (in lire) chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce l’utilizzo di farmaci o di sostanze vietate al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti o di modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze».
La pena viene aumentata se dal fatto deriva un danno per la salute, se il fatto è commesso nei confronti di un minorenne, se il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del CONI o di una federazione sportiva nazionale, una società, di un’associazione o di un ente riconosciuti dal CONI.
Se il fatto è commesso da chi esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l’interdizione temporanea dall’esercizio della professione.
Infine, chi commercia i farmaci e le sostanze comprese nell’elenco delle sostanze dopanti, attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 10 milioni a 150 milioni (in lire).


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Coni

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti