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Lo sport italiano è sano?

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Pubblicato il: 22-05-2006

A guardare le ultime indagini antidoping, si direbbe proprio di no. 38 atleti positivi, decine di sostanze rintracciate... ecco la fotografia di una situazione a rischio.

Sanihelp.it - Com’è la situazione del doping nello sport italiano? A parlare sono gli ultimi risultati disponibili dell’attività di monitoraggio della Commissione Nazionale di Vigilanza e Controllo sul Doping (CVD), relativi all’anno 2005.

Su 1560 atleti esaminati durante 372 eventi sportivi, il 2,1% è risultato positivo ai test.
Gli atleti in cui la presenza delle sostanze ad effetto dopante è risultata più frequente sono in maggioranza uomini e, tra le sostanze più diffuse, ci sono i derivati della cannabis.

«Il monitoraggio effettuato dalla CVD non è rappresentativo della diffusione del fenomeno doping all’interno delle singole discipline», ha spiegato il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi nel corso del terzo Convegno Nazionale sulla tutela della salute nelle attività sportive e la lotta contro il doping, «in quanto il campione dell’indagine è piuttosto eterogeneo. Questi numeri forniscono, tuttavia, un’indicazione precisa sull’importanza e la necessità delle attività di controllo nel mondo dello sport a tutela della salute degli atleti e della correttezza delle gare».

L’indagine della CVD ha identificato, nel 2005, 32 atleti positivi ai test antidoping, coinvolgendo le seguenti federazioni: calcio, ciclismo, pallacanestro, pallavolo, nuoto, rugby, tiro con l’arco, danza sportiva, vela, motociclismo, tiro a volo, pesistica e cultura fisica, baseball e softball, golf e bocce.
Il risultato, tuttavia, potrebbe aumentare, raggiungendo il 3,9%, in quanto sono stati identificati altri 29 casi che hanno fatto registrare valori superiori a 4 del rapporto testosterone/epitestosterone. Poiché l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) ha abbassato, proprio nel 2005, i livelli di tale rapporto da 6 a 4, è evidente che questi altri 29 casi necessitano di ulteriori accertamenti.

In totale, quindi, le positività rilevate sono state 38, in quanto in alcuni campioni d’urina sono state trovate più sostanze: 28 atleti sono risultati positivi ad una sola sostanza, 3 atleti a 2 sostanze e in un solo campione d’urina le sostanze riscontrate sono state 4.
L’analisi per sesso degli atleti dopati ha dimostrato la netta prevalenza maschile: tra le 531 donne esaminate, solo tre sono risultate positiva.

Tra le sostanze maggiormente utilizzate, al primo posto vi sono i cannabinoidi (44,7%), seguiti dai diuretici e dagli agenti mascheranti (15,8%), dagli stimolanti (15,8%), dagli anabolizzanti e dai corticosteroidi (7,9%), da ormoni e sostanze attive sul sistema ormonale (5,3%) e dall’atenolo (2,6%).

I controlli sono stati effettuati sia in gara che fuori gara: 349 nel primo caso e 23 nel secondo. Il calcio è stata la federazione in cui è stato effettuato il maggior numero di controlli (66).
L’analisi interna delle categorie calcistiche ha evidenziato poi che gli eventi controllati in gara hanno riguardato principalmente le serie minori come la serie C e D, al contrario per le competizioni fuori gara, l’attenzione è stata rivolta soprattutto alla serie A e B. Seguono poi l’atletica e il ciclismo (entrambe con 27 eventi esaminati), il nuoto, la pallacanestro e la pallavolo.

Per informazioni più dettagliate, ecco le tabelle diffuse dall’istituto superiore di sanità:

Tabella 1: Atleti controllati e risultati positivi, valori assoluti e percentuali

Tabella 2: Atleti controllati e risultati positivi secondo il sesso e la federazione

Tabella 3: Distribuzione delle positività per sesso e classi di sostanze


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