Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

ADHD: parla la dottoressa Emanuela Iacchia

di
Pubblicato il: 30-05-2006

Emanuela Iacchia è Psicologa-Psicoterapeuta dell'età evolutiva e Socio Didatta SITCC (Società Italiana Terapia Cognitivo Comportamentale).

Sanihelp.it - La caratteristica di questo disturbo è la mancanza di autocontrollo su più versanti: emotivo, motorio, cognitivo. Coinvolge soprattutto i maschi ed è un fenomeno più diffuso di quel che si pensi: ben il 3,5% della popolazione scolastica ne è affetto. La sintomatologia include caratteri primari e altri secondari: tra i primi c’è disattenzione, iperattività e impulsività, tra i secondi scarso rendimento scolastico, mancanza di autostima, difficoltà di socializzazione e aggressività.
Esiste comunque un limite oggettivo che discrimina un atteggiamento semplicemente ribelle e una personalità particolarmente forte da una situazione di patologia vera e propria: la presenza di una difficoltà non imputabile a un mero temperamento esuberante.

L’eziologia parte da un fattore costituzionale legato al sistema nervoso centrale: fattori biologici predispongono ad altri elementi esterni che a loro volta alimentano la disfunzione nervosa, creando un circolo vizioso senza via d’uscita. Esiste poi anche una parte di ereditarietà. Eventuali fattori di rischio esterni sono poi costituiti dall’abitudine dei genitori a rimproveri casuali e disfunzionali, che uniti alle difficoltà ambientali danno vita a una situazione di disagio che sfocia nella patologia. L’aspetto importante da capire quindi parlando di ADHD è che all’origine del disturbo non c’è la volontarietà, ma la fatica, il problema, la difficoltà. Alla radice può esserci un problema d’ansia che si trascina fin dai primi mesi di vita.

Al momento dell’anamnesi vengono attentamente valutate le aree dell’attenzione, dell’inibizione alla risposta e del movimento: tutte vengono identificate come deficitarie. Il racconto del bimbo e quello dei genitori vengono messi a confronto, poi viene ascoltato il versante dell’ambiente scolastico e così si giunge a definire una mancanza di auto-regolazione nel comportamento.
In sede diagnostica vengono poi effettuate alcune indagini cliniche sul sistema nervoso centrale da parte di un’équipe di psicologi e neuropsichiatri infantili.

Per far fronte a una problematica di ADHD è fondamentale un intervento precoce e coordinato tra le diverse agenzie educative che costituiscono l’entourage del ragazzo (scuola, famiglia, oratorio, ambiente sportivo ecc.). Particolarmente importante è la terapia psicologica, atta a insegnare al soggetto a riconoscere e superare il deficit di auto-regolazione comportamentale e motoria.

Invece di ricorrere a una medicalizzazione precoce e affrettata trovo più indicato un percorso psicologico di lavoro interiore, che aiuti il ragazzo a riprendere il controllo di sé. Anche perché bisogna riconoscere che la terapia farmacologica è una strada difficile e faticosa sia per il bambino che per la sua famiglia, in quanto l’effetto del medicinale dura solo poche ore, esaurendosi nel giro della mattinata.

Inoltre a mio avviso questo approccio è fuorviante per il bimbo, che da questo momento in poi vedrà nel farmaco, quindi nello stupefacente, nella droga, il rimedio per i suoi mali, una risorsa di benefici psico-fisici. Quindi concludo dicendo che la somministrazione farmacologica in età evolutiva va sempre considerata con estrema razionalità e prudenza. È come un cerotto che tampona temporaneamente il dolore più acuto, ma che va levato il prima possibile non appena il ragazzo impara a farcela da solo, a camminare con le sue gambe senza ferirsi di nuovo.

Per quanto riguarda infine la situazione italiana, trovo che l’ambiente scolastico sia rigido nella somministrazione di farmaci e punti invece sulla preparazione e la sensibilizzazione del personale scolastico tramite continui corsi di aggiornamento.
Insisto sul fatto che l’intervento a scuola è decisivo per potenziare il bambino. Gli insegnanti si ritrovano spesso spiazzati e soli di fronte a una diagnosi di ADHD, e questo porta spesso a una situazione di ritorsione molto spiacevole: scatta infatti da parte dei soggetti un’aggressività di ritorno che può diventare molto pericolosa. La soluzione? Dei bei lavori di gruppo, per esempio.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Redazione Sanihelp.it

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti