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ADHD: parla la dottoressa Monica Pratelli

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Pubblicato il: 30-05-2006

Monica Pratelli è Psicologa e Psicoterapeuta dell'infanzia, Coordinatrice dei Servizi presso l'Istituto Psico-Medico-Pedagogico Centro Method Perignano (Pisa).

Sanihelp.it - Cosa distingue un bambino vivace o semplicemente svogliato da uno affetto da ADHD? È difficile spiegarlo in poche parole, ma i seguenti sintomi, compresenti, possono essere dei campanelli d’allarme: difficoltà nel mantenere l'attenzione su compiti e giochi per un tempo adeguato all’età, difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività, difficoltà ad attendere il proprio turno, irrequietezza motoria delle mani, delle gambe e di tutto il corpo, mancanza di continuità e perseveranza nelle attività ecc. Le cause che portano alla manifestazione della sindrome non sono chiare; da parte mia non escluderei la possibilità di situazioni di disagio psicologico in ambito familiare che si protraggono nel tempo.

Sintomi come quelli sopra elencati, che perdurano nel tempo e che disturbano la vita sociale, scolastica e familiare del bambino, meritano di essere indagati attraverso un’adeguata osservazione diagnostica, indispensabile a comprendere il problema e le cause che ne stanno alla base, per poter intraprendere percorsi terapeutici mirati, senza i quali i bambini potrebbero subire ripercussioni psicologiche non indifferenti.

L’osservazione diagnostica deve essere di tipo interdisciplinare, portata avanti cioè da uno staff di specialisti diversi (psicologo, pedagogista, logopedista, neuropsichiatra infantile, psicomotricista), allo scopo di avere un quadro attendibile e completo del caso e per comprendere quanto il disturbo interferisce nello sviluppo emotivo-affettivo del soggetto, quanto è di ostacolo all’apprendimento e ai processi di sviluppo. Un’osservazione fondamentale è quella che riguarda la famiglia intera; questo tipo di osservazione ci permette di integrare i dati conoscitivi, di comprendere le dinamiche relazionali familiari, di individuare possibili percorsi di aiuto alla famiglia e di chiarire i significati più profondi attribuibili ai sintomi che si manifestano nel comportamento del bambino.

Una volta che il quadro è chiaro, si può passare agli interventi terapeutici, che ovviamente variano da caso a caso, ma che richiedono una presa in carico globale del problema e un progetto integrato che coinvolga la famiglia, la scuola, l’extrascuola e il bambino stesso.

In questi casi ciò che è da evitare è il senso di solitudine; spesso la scuola si sente sola ad affrontare il problema, non sa come procedere, quali strategie utilizzare, ma il senso di solitudine pervade anche la famiglia, che non trova gli aiuti giusti e si sente impotente. Il bambino stesso è solo con il proprio problema, sente di non avere intorno adulti capaci di contenerlo, anzi, vede adulti impauriti, che non sanno fermarlo. Per questo è importante che gli specialisti promuovano uno spirito di collaborazione tra scuola e famiglia, attraverso incontri periodici.

La terapia per ADHD spesso non avviene però come indicato, ma in modo discontinuo e parziale; da qualche anno sta inoltre prendendo piede, anche se per fortuna in Italia ancora limitatamente, l’uso della terapia farmacologia. Il metilfenidato, noto come Ritalin, viene somministrato in modo massiccio negli Stati Uniti, ma da noi esiste un forte dibattito all'interno degli stessi psichiatri sull'uso di queste sostanze in bambini iperattivi. Il ricorso ai farmaci è comunque giustificato solo in casi estremi e non certamente nell’infanzia; ben vengano quindi le associazioni e i progetti che pongono in discussione questo tipo di cura.
L’industria farmaceutica trarrebbe benefici davvero enormi, anche perché c’è sempre la tendenza ad allargare il cerchio e magari tra non molto anche quei bambini semplicemente un po’ vivaci e impegnativi verrebbero ritalinizzati con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare per la loro salute e il loro futuro.

Ciò che consente di affrontare con serenità le problematiche dell’infanzia è la prevenzione: uno sguardo attento da parte dei genitori, dei docenti e dei pediatri favorisce l’individuazione precoce delle difficoltà e permette di individuare i percorsi di aiuto più idonei, senza giungere a situazioni così complesse da trasformarsi in veri casi clinici.


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Redazione Sanihelp.it

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