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ADHD: parla il dottor Mario Tintori

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Pubblicato il: 21-06-2006

Mario Tintori è Psicologo-Psicoterapeuta (Federazione Svizzera Psicologi e Ordine Psicologi Lombardia), Specialista in Orientamento e Counselling e Grafoanalista.

Sanihelp.it - C'è una modalità con la quale affrontare le problematiche poste dalla sindrome ipercinetica, ed è quella di andare al di là delle evidenze manifestate con l'agire dal bambino, cercando di individuarne il senso profondo, al fine di realizzare una cura efficace.

Il ricorso al farmaco acquieta, o quasi, ogni interrogativo che l'entourage famigliare e sociale potrebbe e dovrebbe porsi, relativamente al diffondersi di questi disturbi.
L'idea della patologia, utilizzata come fattore razionale di gestione e delimitazione del fenomeno e avallata, più o meno, da evidenze neurologiche, tende a risolvere il problema dal punto di vista, oltre che sociale, da quello, più importante, soggettivo. Evitando quindi il porsi di domande tipo: il bambino con il suo agitarsi ci vuole dire qualcosa? Sta esprimendo una domanda, una lamentela? C'è qualche ragione di ciò, nel clima socio-culturale nel quale viviamo?

Il bambino iperattivo ha difficoltà con la parola e infatti la sostituisce con l'azione. Un'azione che per questo motivo appare sprovvista di un chiaro senso. Ed è proprio perché il bambino è in sostanza privato della parola che egli passa all'azione.
Egli è in difficoltà con i limiti di spazio e di tempo e infatti tende a occupare, invadendoli, gli spazi dell'altro, per esempio sedendosi sulla sedia dello psicologo, toccando tutto ciò che trova sul suo tavolo, agitandosi in continuazione. Spesso si porta dentro una consistente angoscia e da questa fugge, tanto che ha difficoltà con il sonno perché è nel sonno che viene a contatto con le sue paure più intense e profonde.

È spesso un bambino verso il quale, soprattutto nella prima fase di identificazione, all'epoca di quella che è chiamata la fase dello specchio, cioè, intorno all'anno e mezzo di vita, che Lacan spiega essere costruita e certificata dall'altro, è stato delimitato, bloccato nella sperimentazione di sé. L'altro, generalmente di tipo materno, è stato, ed è quasi sempre, presente e pronto a provvedere a ogni bisogno del bambino. Soprattutto in quella fase, al bambino è stata resa difficoltosa la possibilità di anticipare e sorprendere l'altro con i propri movimenti corporei. E da qui una difficoltà a conoscere e sperimentare il proprio corpo e i suoi limiti spaziali.

I bambini ipercinetici sono molto intuitivi, tanto da dare sovente l'impressione che sappiano già tutto o molto della realtà che li circonda, intesa in particolare come realtà del mondo adulto e quindi soprattutto genitoriale. Ma che cosa già saprebbero ? Il sapere del bambino è qui da intendere come un interrogativo, a cui egli risponde con una rappresentazione a livello immaginario, che egli si pone intorno alla propria origine. Da dove vengo? Sono questi i miei genitori? Interrogativi, tra l'altro, normalmente presenti nella crescita del bambino.

Nella mia esperienza ho constatato un miglioramento allorché il bambino ripercorre, in un certo senso, la propria origine, liberata dalla presenza ingombrante dell'altro. Un ragazzino in una sequenza di disegni ha evidenziato questa sua riappropriazione, conclusasi con il disegno di una figura nuova, che lo rappresentava, risultante, in un certo senso, da una nuova nascita e dalla riappropriazione della parola, intesa come insieme di vocaboli fino allora disarticolati e ora messo in rapporto alla propria azione.


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Redazione Sanihelp.it

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