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Ritalin: il parere di un'insegnante

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Pubblicato il: 21-06-2006

Scrive Antonella Marzaroli , insegnante di scuola primaria di Milano.

Sanihelp.it - Non ho mai sentito parlare così tanto come oggigiorno di iperattività, screening, test psicologici e somministrazione di droghe che, a detta della psichiatria, sarebbero in grado di curare i bambini affetti da ADHD.

L’ADHD viene considerata dagli psichiatri una malattia e ha una diagnosi che a tutt’oggi si basa semplicemente sul risultato di un test: la distrazione, l’incapacità di stare seduti, l’agitazione, la difficoltà ad aspettare il proprio turno sarebbero alla base di questo disturbo.
Sono sufficienti 6 risposte affermative su 9 per essere catalogati come bambini affetti da ADHD: ma tutti i bambini rientrano in questi comportamenti! E il comportamento non è una malattia!
La malattia è una disfunzione del corpo umano e per diagnosticarla esistono esami clinici, test oggettivi e il catalogare cose o fenomeni non è, per definizione, scienza.

Per la cura dell’ADHD viene utilizzato il metilfenidato, principio attivo del Ritalin, un derivato dell’anfetamina, che è stato riportato recentemente nella tabella 1 e 2 degli stupefacenti; ma esso continua a essere usato nei centri di riferimento, come annunciato di recente dall’ISS.
Com’è possibile che, pur essendo nella stessa categoria della cocaina, sia somministrato senza scrupoli ai bambini? I suoi effetti collaterali sono tantissimi e crea dipendenza: aumento della frequenza cardiaca, rilasciamento della mucosa bronchiale e intestinale, gravi danni a reni, cuore e cervello e la sua sospensione ha effetti ancora più gravi: depressione psichica, ottundimento, abulia e profonda depressione e la possibilità di morte; durante la fase di astinenza c’è la possibilità di suicidio.

Sono sbalordita dal fatto che, qualora un alunno abbia un problema, apparentemente di difficile soluzione per il corpo docente, venga presa come decisione l’indirizzarlo alla psicologa della scuola, piuttosto che alla psicopedagogista per la somministrazione di test, utili per una eventuale segnalazione di handicap.

Io sono testimone di un fatto accaduto nella mia classe, dove è entrata a far parte un’alunna proveniente da un’altra scuola, con difficoltà in alcune materie. Il Dirigente della scuola voleva somministrarle dei test psicologici. Io mi sono opposta, dimostrando loro che l’alunna è una bambina normalissima, semplicemente ha accumulato molte malcomprensioni, pertanto andava aiutata.

Nella mia carriera ho visti tantissimi bambini e tutti, nessuno escluso, quando ha iniziato la prima elementare, era entusiasta di imparare a leggere e scrivere, ma poi per molti di loro questo desiderio tutto d’un tratto sparisce.
Ritengo che la causa non sia da ricercare in disagi psichici da parte del bambino, che la psichiatria (alla ricerca di nuovi profitti economici) pensa bene di considerare malato, quindi da etichettare e drogare (basti pensare ai soli U.S.A., dove 8 milioni di bambini sono stati etichettati e drogati), ma nel fallimento dell’istruzione, in quanto l’attenzione dell’insegnante sta venendo indirizzata sull’osservare e individuare carenze e comportamenti degli alunni, piuttosto che migliorare la trasmissione del sapere, trovando strumenti e soluzioni che rendano più facile e agevole l’apprendimento delle conoscenze e l’applicazione delle stesse.

Sono convinta che l’attenzione debba essere messa sulla professionalità dell’insegnante, e questo lo si può osservare nei bambini: sono entusiasti di venire a scuola? Rispettano le regole del vivere insieme? Hanno interiorizzato, compreso, consolidato e potenziato le conoscenze ? Sono in grado di applicarle nella vita? Il fattore chiave è la comprensione!


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