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Aborto farmacologico: nuovo caso

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Pubblicato il: 11-07-2006

Da mesi si sperimentava una nuova tecnica di aborto farmacologico, pare con ottimi risultati. Per la regione lombardia cìè violazione della 194. Ma c'è chi non ci sta.

Sanihelp.it - Da alcuni mesi presso l’ospedale Buzzi di Milano si sta sperimentando una nuova forma di aborto farmacologico, un metodo differente al già discusso RU486.

Viene utilizzato un farmaco già registrato e in commercio, il methotrexate, usato per interrompere le gravidanze extrauterine.
La modalità è simile a quella della RU486, si fa tutto in day Hopspital. Il farmaco viene somministrato alla donna che si deve ripresentare in ospedale dopo tre giorni per una nuova somministrazione. Dopo una settimana viene fatto un ulteriore controllo per verificare che tutto stia procedendo per il meglio.

Per ora ha partecipato alla sperimentazione un centinaio di donne e nel 95% dei casi la procedura è andata a buon fine. La sperimentazione avrebbe prodotto a breve dei risultati che sarebbero stati pubblicati e lasciati alla valutazione della comunità scientifica.

Ma dopo la pubblicazione della notizia sulle pagine di Repubblica il caso è scoppiato creando subito divisioni, incomprensioni e prese di posizione.

La Regione ha subito contestato la pratica, il governatore Roberto Fomigoni ha parlato di violazione della legge 194. la direzione generale dell’ospedale Buzzi ha deciso di sospendere la sperimentazione.

Il Ministro della Salute Livia Turco ha provveduto a dare indicazione all’Agenzia Italiana del Farmaco di acquisire presso l’ospedale Buzzi tutte le informazioni necessarie per le valutazioni del caso.

Per la Cgil che ha deciso di entrare nel merito della questione la 194 stabilisce le procedure e le condizioni per ottenere presso le strutture pubbliche l’interruzione volontaria di gravidanza, nel rispetto della volontà della donna ma non stabilisce quale sia la modalità.

Secondo il primario di ginecologia del Buzzi, il professor Umberto Nicolini, che ha condotto la sperimentazione non c’è niente di illegale in quanto il farmaco utilizzato è registrato ed è in vendita in Italia.
La domanda che tiene aperta la querelle in attesa di aggiornamenti è suggerita dalo stesso Nicolini: perché lo si usa regolarmente per le gravidanze extrauterine e non lo si può usare per quelle intrauterine?


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Redazione Sanihelp.it

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