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Caffè e diabete: meglio il decaffeinato

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Pubblicato il: 13-07-2006
Sanihelp.it - Dopo le recenti evidenze scientifiche a proposito di un’associazione inversa tra il consumo di caffè e la riduzione del rischio di diabete di tipo 2, un nuovo studio pubblicato sugli Archives of Internal Medicine ha dimostrato che, invece, sarebbe il caffè decaffeinato ad avere il maggior ruolo nella difesa dall’insorgenza della patologia.

Si tratta dell’Iowa Women’s Health Study, una ricerca che ha coinvolto quasi 29 mila donne in post-menopausa non affette da diabete o patologie cardiovascolari all’inizio dello studio.

Alle partecipanti è stato sottoposto, allo scopo di individuare la presenza di eventuali fattori di rischio per il diabete mellito, un questionario relativo all’età, all’indice di massa corporea, al livello di attività fisica, al consumo di alcol, all’abitudine al fumo. È stato inoltre richiesto di riportare informazioni riguardanti le abitudini alimentari, e, in particolare, sulla quantità e il tipo di caffè consumato.

Nel corso degli 11 anni di follow-up sono stati diagnosticati circa 1400 nuovi casi di diabete di tipo 2. Dopo aggiustamento dei dati in base alla presenza di altri fattori di rischio, è emerso che le donne che avevano dichiarato di bere più di 6 tazze di caffè al giorno avevano il 22% di probabilità in meno di sviluppare la patologia, rispetto a quelle che non ne consumavano.

Una seconda analisi, concentrata sul tipo di caffè, ha evidenziato che l’associazione inversa era decisamente più forte per il caffè decaffeinato rispetto a quello normale. Infatti, mentre il consumo di 6 tazze al giorno di caffè normale abbasserebbe il rischio di diabete di tipo 2 del 21%, il consumo della stessa quantità giornaliera di decaffeinato lo abbasserebbe del 33%, sempre rispetto alle donne che hanno dichiarato di non bere caffè.

Escludendo quindi il ruolo della caffeina nell’azione protettiva, non è ancora chiaro quale possa essere il meccanismo alla base dell’associazione. Una possibile spiegazione potrebbe derivare dalla presenza di diversi minerali e fitochimici nei semi di caffè, i quali sarebbero in grado di promuovere il metabolismo postprandiale dei carboidrati. Inoltre, il caffè, in quanto fonte di numerosi antiossidanti, potrebbe proteggere le cellule pancreatiche dallo stress ossidativo e promuovere la sensibilità all’insulina nei tessuti periferici.


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