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Alle donne non viene l'infarto: falso mito

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Pubblicato il: 19-09-2006
Sanihelp.it - «La maggior parte della ricerca biomedica e clinica si è basata sull’assunzione che i soggetti di sesso maschile siano rappresentativi della specie e questo è stato un grave errore». L’allarme è stato lanciato dalla rivista Science nel giugno del 2005 ma la dottoressa Silvia Priori, della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, non ha esitato a ribadirlo durante la presentazione della giornata mondiale per il cuore.

«Nonostante sia comunemente ritenuto che gli uomini siano più vulnerabili delle donne da un punto di vista cardiologico, in realtà le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte per le donne e sono responsabili della morte di più donne (55%) che uomini (43%)», ha spiegato l’esperta.

Il problema è che ci sono molte differenze tra uomo e donna che vengono trascurate nella ricerca e nella pratica clinica. Ci sono diversità nei sintomi, per esempio il dolore toracico viene valutato diversamente se a soffrilo è un uomo o una donna.

Stessa cosa vale sia per i farmaci sperimentati, su 90 farmaci approvati tra il 1998 e il 2003 il 37% aveva dati specifici in base al sesso, sia per la ricerca, gli studi sulla cardiopatia ischemica arruolavano solo dal 20% al 39% di donne.


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Redazione Sanihelp.it

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