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Malasanità, 90 decessi al giorno per colpa dei medici

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Pubblicato il: 24-10-2006
Sanihelp.it - Causano più vittime degli incidenti stradali, dell’infarto e di molti tumori. In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o provocati dalla cattiva organizzazione dei servizi sono da bollettino di guerra: tra 14 e 50 mila i decessi ogni anno, circa novanta al giorno, di cui il 50% evitabile. In più, 320.000 persone danneggiate, e costi pari all’1% del PIL nazionale, 10 miliardi di euro l’anno.

Questi numeri sono emersi nel corso del convegno nazionale tenutosi ieri all’Istituto dei Tumori di Milano, e organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in collaborazione con Dompé Biotec.
I dati disponibili si riferiscono a stime elaborate da diverse istituzioni e organizzazioni che a vario titolo si sono occupate della tematica del rischio in sanità. In Italia, infatti, sono ancora pochi gli studi e le sperimentazioni che possono chiarire con esattezza quali siano le reali conseguenze dell’errore medico e sanitario in genere.
Secondo la stima Rischio-Sanità del giugno 2001, nel nostro Paese su 8 milioni di persone ricoverate ogni anno, 320 mila (il 4% circa) subiscono danni o conseguenze (malattie) dovute a errori nelle cure o a disservizi che potrebbero essere evitati.
Tra 14 mila (secondo l’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani - AAROI) e 50 mila persone (secondo Assinform, editore di Rischio Sanità) muoiono inoltre per errori compiuti da medici o causati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie.
Una stima realistica si pone tra 30 e 35 mila decessi, corrispondenti al 5,5% di tutti i morti registrati in Italia in un anno (nel 2003 poco più di 586.000 – bilancio Istat), un dato confrontabile con quelli dei maggiori killer: tumore del polmone e infarto miocardico acuto (31.000 morti all’anno rispettivamente), mentre gli incidenti stradali provocano ‘solo’ 8.000 decessi l’anno (fonte: Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione).

Secondo una stima del Tribunale dei Diritti del Malato, le aree della medicina dove vengono segnalati più frequentemente errori sono Ortopedia e traumatologia (16,5%), Oncologia (13%), Ostetricia e ginecologia (10,8%) e Chirurgia generale (10,6%), mentre i reparti dove si compiono più errori sarebbero la sala operatoria (32%), il reparto di degenza (28%), il dipartimento d’urgenza (22%) e gli ambulatori (18%) (fonte: Toscana Medica, gennaio 2002).
Gli errori medici più frequenti sarebbero diagnosi sbagliate, somministrazioni errate di farmaci (spesso per grafie poco comprensibili nelle ricette), scambi di pazienti da operare, ritardi nei soccorsi, anestesie mal dosate, smarrimento o confusione di esami diagnostici, ma anche scambi di pazienti da operare, amputazioni dell’arto sbagliato, garze o bisturi dimenticati nel torace dei pazienti e cadute accidentali da letti e barelle (Fonte: Tribunale dei Diritti del Malato, anni 1997-2001).

«Credo», spiega Emilio Bajetta, presidente nazionale dell’AIOM, «che due tendenze registrate in Italia debbano far riflettere: da una parte l’elevato numero di persone decedute o danneggiate a causa di errori medici, e dall’altra l’aumento del numero di cause intentate contro i medici per malpractice, che ha comportato l’aumento dei premi richiesti dalle imprese assicuratrici agli Istituti di cura».
Come migliorare la situazione? Secondo Bajetta è necessaria una maggiore chiarezza nella comunicazione tra medico e paziente. «La fiducia fideistica nell’infallibilità della medicina», conclude, «deve essere sostituita da una fiducia realistica, più matura, fondata sulla chiarezza reciproca».


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Redazione Sanihelp.it

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