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Chirurgia estetica o clonazione?

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Pubblicato il: 30-10-2006

Un celebre chirurgo plastico lancia l'allarme: troppi ritocchi per inseguire un canone di bellezza inesistente. Risultato? Volti sempre più simili e sempre più «cinesi»

Sanihelp.it - Stiamo diventando un popolo di cloni. Spinti da modelli estetici sempre più simili, corriamo in massa dal chirurgo estetico con in tasca la lista della spesa dei ritocchini da fare per omologarci all’ideale di bellezza corrente.

L’ultimo dei tanti campanelli d’allarme in questo senso arriva dal celebre chirurgo plastico Nicolò Scuderi, direttore della cattedra di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica dell'Università La Sapienza di Roma.
Nel suo libro Un elogio all'imperfezione. Bellezza, perfezione, etica nelle riflessioni di un chirurgo plastico (Editori Riuniti), presentato negli scorsi giorni a Milano, il medico denuncia la portata sempre più vasta della nuova tendenza alla cinesizzazione.

Ovvero, la richiesta di interventi di chirurgia plastica per spianare le rughe, alzare gli zigomi, stirare le palpebre, con il risultato di uscire dalla sala operatoria con una di quelle facce tirate da cinese tanto diffuse nel mondo dello spettacolo.

Troppo spesso, come ha spiegato il chirurgo durante la presentazione del libro, chi si rivolge agli specialisti in materia è alla ricerca di un ideale astratto di perfezione. Col risultato che i visi usciti della sala operatoria sono tutti uguali, e così evidentemente rifatti da risultare quasi sgradevoli.

Eppure, le richieste di questo tipo continuano ad aumentare: gli interventi di chirurgia plastica importanti (rinoplastica, blefaroplastica, mastoplastica e così via) eseguiti ogni anno nel nostro Paese sono più di 100.000, che diventano 250mila se si vogliono prendere in considerazione anche filler, laser e botulino.

Purtroppo secondo il medico si tratta di interventi spesso eccessivi, che a discapito di freschezza ed espressività tendono a eliminare ogni ruga, gonfiare zigomi e labbra e ridurre nasi, regalando un aspetto rigido e artefatto.
E pensare che per sfuggire a questa moda basterebbe imparare a perdonare i propri difetti, che spesso dagli altri non vengono nemmeno vissuti come tali.

In questo è fondamentale anche il ruolo del chirurgo plastico, che dovrebbe imparare a parlare con il paziente diventando un po’ psicologo. Capire se è davvero indispensabile intervenire, riconoscere le richieste esagerate e imparare a rifiutarle è forse l’unico modo per evitare che il nostro Paese si popoli di troppi, inquietanti sosia.
Chissà che allora non correremo tutti a farci fare una gobbetta sul naso, giusto per essere originali.


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Redazione Sanihelp.it

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