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Fitofarmaci: sono veramente innocui per il fegato?

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Pubblicato il: 16-07-2002

Un gruppo di ricercatori del Regno Unito, suggerisce oculatezza sull'utilizzo dei “farmaci vegetali”segnalando, in alcuni pazienti, un'infiammazione del fegato associata all'uso di fitoterapici.

Sanihelp.it - Secondo la Dott.ssa Margaret F. Bassendine, e i suoi colleghi del Centre for Liver Research di Newcastle Upon Tyne, la preparazione e la prescrizione di questi farmaci necessita di un controllo più accurato e meno permissivo in quanto la loro potenziale tossicità, già provata da tempo, sta diventando un problema sempre più frequente.

Nel numero di luglio dell’“European Journal of Gastroenterology and Hepatology” i ricercatori vengono riportati i casi di due pazienti affetti da un’estesa infiammazione al fegato dopo aver assunto un composto a base di radici di erbe cinesi. Uno di questi ha dovuto subire un trapianto di fegato ed è morto in seguito alle complicanze insorte.

Il primo caso pubblicato dagli autori riguarda una donna di 31 anni a cui era stata prescritta un’infusione di radici cinesi per alleviare un dolore alle articolazioni. Dopo l’assunzione la donna diventò itterica con comparsa di urine di colore scuro. La donna non stava assumendo farmaci di altro tipo e gli esami non rivelarono alcuna traccia del virus dell’epatite, che può essere causa di danni al fegato. Dopo 5 settimane dalla prima dose, sospese l’assunzione del medicinale ma le sue condizioni continuarono a peggiorare fino all’infusione di un anticorpo per migliorare il funzionamento del fegato e portare alla guarigione.

Il secondo caso pubblicato, riferisce di un uomo di 32 anni che aveva utilizzato radici di erbe cinesi per curare alcuni tumori benigni del tessuto adiposo. Nonostante manifestasse sintomi di malessere, continuò l’assunzione di tutte le 9 dosi della cura fino alla comparsa di itterizia con colorazione scura delle urine. La sua condizione si aggravò rapidamente tanto da richiedere un trapianto di fegato, ma l’uomo morì di infezione 13 giorni dopo l’operazione.

Riesaminando i dati della letteratura medica, Bassendine e i suoi coautori, hanno individuato altri 29 pazienti che hanno accusato infiammazioni al fegato dopo cure con fitofarmaci.
Non sono ancora note le modalità con cui alcuni farmaci di origine vegetale possono causare un’infiammazione del fegato; Bassendine e i suoi colleghi riferiscono che esistono difficoltà nella valutazione delle cause lesive in quanto i farmaci tradizionali cinesi, di origine vegetale, vengono venduti in Europa come integratori alimentari, e quindi non devono subire i controlli obbligatori per i medicinali tradizionali.

In undici pazienti l’infiammazione epatica è stata attribuita al fitofarmaco Jin bu huan, estratto da una pianta che presenta le stesse caratteristiche di un oppiaceo. Sei pazienti hanno invece riferito di aver utilizzato lo Dictamnus dasycarpus, che viene usato a volte per curare l’eczema.

Concludendo è necessario non sottovalutare i possibili effetti collaterali dei farmaci di origine vegetale; spesso sono farmaci autoprescritti dal paziente o consigliati dal “passaparola” di amici e vengono spesso usati, senza una reale prova della loro efficacia, come rimedio a problemi piuttosto comuni, quale, ad esempio, l’asma”.

Tratto da “European Journal of Gastroenterology&Hepatology ”(anno 2002)


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