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HIV: un nuovo test per la diagnosi precoce dell'infezione

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Pubblicato il: 29-06-2009

Ricercatori del North Carolina riportano una nuova tecnica di screening chiamata “pooling” che rivela in modo accurato le infezioni da HIV allo stadio iniziale, generalmente non individuate dai test attualmente usati.

Sanihelp.it - Prendendo in esame più di 8.000 persone sottoposte al test dell’HIV, il “pooling” ha individuato, in 4 individui in cui i test standard non avevano rilevato tracce del virus, un’infezione da HIV in fase acuta

Secondo il Dott. Christopher D. Pilcher, della University of North Carolina a Chapel Hills, la cosa più allarmante è la consapevolezza che in molte persone che si sottopongono all’esame per l’individuazione dell’HIV in cliniche o in studi medici, il virus potrebbe non essere rilevato dagli ordinari test degli anticorpi.

“Ciò avviene perché questi pazienti sono stati contagiati da poco tempo”, ha spiegato Pilcher, “e sebbene il virus sia presente all’interno del corpo, gli anticorpi, che dovrebbero essere individuati nei test, non hanno ancora avuto tempo di svilupparsi”.

La notizia che il test degli anticorpi non riesca a individuare alcuni casi di infezione recente, non è una sorpresa, ma, secondo Pilcher, “la maggior parte degli osservatori hanno pensato che avvenisse solo in casi rarissimi”.

Le informazioni attuali sembrano suggerire invece che le infezioni acute da HIV non rilevate potrebbero essere alcune migliaia, mentre sarebbero state scoperte grazie a tests maggiormente sensibili.
Il lato positivo della ricerca è la possibilità di diagnosticare molte infezioni acute di HIV nello stadio iniziale e questo potrebbe giovare, non solo alle persone affette dal virus che potrebbero trarre beneficio da una cura precoce, ma anche ai loro potenziali partner sessuali.

E’ infatti noto che i soggetti colpiti dall’infezione sono particolarmente contagiosi durante il primissimo stadio dell’infezione acuta da HIV.

Secondo Pilcher gli alti costi e la negligenza hanno ostacolato l’utilizzo routinario di un esame chiamato HIV/RNA PCR, che sarebbe in grado di individuare le infezioni acute da HIV. Il ricercatore del North Carolina ha affermato che usando invece la tecnica chiamata “pooling”, è possibile controllare un grande numero di campioni e con costi contenuti.

Il “pooling” consiste nel prelevare una piccola quantità (solo pochi millilitri) da ciascun prelievo sanguigno combinandoli poi tra loro per formare campioni più vasti (“pools”). Per formare il campione finale possono essere utilizzati fino a 90 porzioni. Il campione finale è poi sottoposto all’esame per l’individuazione dell’HIV.
“Se nessuna porzione è positiva, l’intero campione risulterà negativo e non sarà fatta nessuna ulteriore indagine”, ha detto Pilcher, se invece l’intero campione risulta positivo all’HIV, “lo si disgrega e si testano le porzioni dai singoli prelievi”.

Questo procedimento aumenta l’accuratezza del test PCR, in quanto, la positività di una singola porzione è il risultato di un duplice esame: uno effettuato sul campione intero e uno sulla porzione stessa. Il “pooling” permette anche di tenere i costi sotto controllo, in quanto la grande maggioranza degli insiemi risultano negativi e non è necessario procedere con ulteriori esami.

Pilcher ha notato che il costo dell’HIV RNA-PCR nello studio (pubblicato nel numero del 10 luglio di “The Journal of the American Medical Association”) è diminuito da $ 60 al campione a $ 2 al campione.
Pilcher e i suoi colleghi stanno pensando di utilizzare il “pooling” come una componente degli esami routinari nel North Carolina.

Tratto da “The Journal of the American Medical Association ”

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Redazione Sanihelp.it

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