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Antidoping, la lotta riparte dai geni

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Pubblicato il: 20-12-2006
Sanihelp.it - La guerra al doping non conosce tregue. Alla continua rincorsa di sempre nuove tecniche dopanti si contrappone l’impegno dei maggiori centri di ricerca internazionali a mettere a punto metodiche che ne rilevino l’utilizzo.

In questa lotta è sceso in campo anche il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste, che intende smascherare il doping genico attraverso analisi ed esami semplici e veloci.
La terapia genica, che in campo medico vanta risultati promettenti, può infatti essere utilizzata sugli atleti per potenziarne l’apparato muscolare o per aumentarne il numero di globuli rossi.

«Le tecniche utilizzate nel doping genico sono le stesse che si usano in medicina per contrastare ad esempio l’ischemia cardiaca o l’infarto del miocardio» spiega Mauro Giacca, direttore dell’ICGEB a Trieste e responsabile del Laboratorio di Medicina Molecolare del Centro. «Nelle nostre ricerche in terapia genica cardiovascolare sviluppiamo vettori virali che introducono nei pazienti geni in grado di indurre la formazione di nuovi vasi sanguigni e la rigenerazione del cuore. E’ quindi nostro compito, ormai da parecchi anni, individuare i geni più adatti a questi scopi, riuscirli a identificare e isolare dal resto del genoma, saperli introdurre nell’organismo mediante vettori e monitorare il comportamento di tali vettori all’interno degli organi trattati».

Da queste premesse nasce l’accordo appena raggiunto con il WADA (World Anti-Doping Agency), l’ente con sede a Montréal che dal 1999 promuove e coordina al livello internazionale la lotta al doping nello sport. La commissione scientifica del WADA ha concesso pertanto all’ICGEB un finanziamento di 430.000 dollari per una ricerca che fornisca metodiche anti-doping genico di facile applicazione e a basso costo, i cui risultati potrebbero essere utilizzati già nelle prossime Olimpiadi di Pechino, nel 2008.

«I nostri laboratori partono sicuramente avvantaggiati in questa lotta contro il tempo, perchè sono già quotidianamente impegnati in questi studi» conclude Giacca. «Spero che riusciremo a identificare in tempi brevi i markers, cioè quelle proteine o altre sostanze che evidenziano la presenza di vettori nell’organismo e quindi l’utilizzo di doping genico. Potremo così, con un semplice esame del sangue o delle urine, smascherare gli impostori dello sport».

L’ICGEB in questa ricerca coordinerà per il WADA un network di istituti italiani che comprende il Dipartimento di scienze e tecnologie biomediche dell’Università di Milano, il Centro interdipartimentale di spettrometria di massa dell’Università di Firenze e l’Istituto di biofisica del CNR di Pisa.


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Redazione Sanihelp.it

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