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FIBROMIALGIA: un aiuto dalla terapia comportamentale

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Pubblicato il: 19-07-2002

Una nuova ricerca propone un breve programma di terapia cognitivo-comportamentale per migliorare l'esecuzione dei movimenti.

Sanihelp.it - La fibromialgia è una malattia cronica caratterizzata da dolori generalizzati ai muscoli, alle articolazioni e in punti particolarmente “delicati”(detti punti trigger) quali il collo, la colonna vertebrale, le anche e le spalle. Altri sintomi associati sono spesso disturbi del sonno, affaticamento, depressione e sindrome del colon irritabile. Si stima che la malattia colpisca tra il 2% e il 4% della popolazione e che ne siano particolarmente soggette le donne in età fertile.

La terapia cognitivo-comportamentale cerca di aiutare i pazienti ad affrontare i loro problemi utilizzando l’istruzione all’autocontrollo e all’uso di appropriate strategie.

Per la ricerca, sono stati reclutati 45 pazienti affetti da fibromialgia, in terapia con antidepressivi, antidolorifici e specifici esercizi di ginnastica.

La metà dei pazienti sono stati inoltre sottoposti a 6 sedute di terapia cognitivo-comportamentale per 4 settimane.

La terapia cognitivo-comportamentale proposta consisteva in sedute della durata di 6 ore ciascuna, condotte da un terapista esperto, che insegnava ai pazienti alcune tecniche di rilassamento muscolare, stratagemmi per migliorare l’esecuzione dei movimenti evitando l’intensificazione del dolore, e modalità con cui affrontare i pensieri negativi e false convinzioni che possono condizionare il movimento corporeo.

I risultati della ricerca hanno dimostrato un notevole miglioramento, nell’esecuzione dei movimenti, nel 25% dei pazienti che ha seguito la terapia comportamentale rispetto al 12% dei pazienti che non hanno seguito tale terapia aggiuntiva.

Lo studio, pubblicato sul numero di luglio del “The Journal of Rheumatology”, riporta tuttavia che non c’è stata una variazione del livello di dolore, a distanza un anno di cura, in entrambi i gruppi di pazienti.

In un‘intervista con Reuters Health, l’autore dell’articolo, il Dott. David A. Williams della University of Michigan di Ann Arbor, il quale si trovava alla Georgetown University di Washington DC all’epoca della ricerca, afferma che la terapia cognitivo-comportamentale può essere di aiuto solo per alcuni aspetti della fibromialgia, ma non per altri.

Si ritiene che la fibromialgia sia dovuta a una condizione di alterazione in molti sistemi corporei;.quindi, verosimilmente, ci sono diversi sottotipi di fibromialgia a secondo del tipo di alterazione presente nel corpo.

Studi precedenti sull’applicazione della terapia cognitivo-comportamentale nella cura della fibromialgia, hanno mostrato risultati di tipo diverso, probabilmente legati alla modalità di conduzione di tale terapia. La terapia cognitivo-comportamentale può infatti essere focalizzata sullo stato funzionale dell’individuo, sul dolore o sul benessere psicologico.

Sebbene la terapia sia sempre cognitivo-comportamentale, tuttavia, a seconda delle nozioni trasferite ai pazienti, della durata della cura, e dell’oggetto su cui era focalizzato il trattamento, ha prodotto risultati diversi.

Uno dei prossimi passi sarà quindi quello di verificare se sottoponendo i pazienti a periodi più lunghi di terapia cognitivo-comportamentale si possano avere risultati migliori sul movimento ed, alla lunga, anche sul dolore.

Tratto da “The Journal of Rheumatology ” (anno 2002)


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Redazione Sanihelp.it

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