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L'influenza c'è, ma ancora non si vede

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Pubblicato il: 16-01-2007

Le premesse erano di una stagione epidemica medio-alta, ma grazie alle temperature miti l'influenza di quest'anno non sarà così diffusa.

Sanihelp.it - Tra giornate di sole e un clima che si può definire in tutti i modi tranne che invernale il tema dell’influenza sembra finire in secondo piano. Se l’anno scorso tra aviaria e nuovi ceppi virali avremmo dovuto ammalarci tutti, quest’anno la sensazione generale è quella che l’influenza passerà inosservata. Ma ne siamo così sicuri?

Lo abbiamo chiesto al Professor Fabrizio Pregliasco responsabile del laboratorio influenza dell’università degli studi di Milano.

Professore, arriverà l’epidemia influenzale oppure quest’anno passa liscia?
Anche se in sordina, di fatto, dalla prima settimana del 2007 possiamo dire che l’epidemia è partita. Il numero dei casi sta crescendo, niente di eccezionale, ma siamo a 1,7 casi su 1000 abitanti rispetto alla fase di quiete che si attesta a 0,5 casi su 1000 abitanti. Il numero dei malati è superiore nell’Italia settentrione per questioni puramente climatiche.

Che influenza ci dobbiamo aspettare quest’anno?
Le premesse erano quelle di una stagione a intensità medio-alta, a causa di un nuovo ceppo virale l’H3N2 Wisconsis che affiancherà i due ceppi già conosciuti lo scorso ann: il B-Malesia e l’H1N1 Nuova caledonia. La stagione dal punto di vista climatico sta attenuando l’epidemia ma non possiamo ancora dire di essere fuori pericolo.

Si possono dare delle previsioni di picco?
Ci aspettiamo una situazione in crescita nelle prossime settimane ma potrebbe essere come l’anno scorso quando di fatto l’epidemia è stato molto tenue. Dipenderà molto dall’evolversi delle condizioni climatiche. In genere la fase intensa dell’epidemia dura sei settimane. Quello che è certo è che vanno riviste le stime fatte a settembre. Si parlava di 4-6 milioni di malati: saranno sicuramente molti di meno.

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di vaccini, stanno funzionando?
Partiamo dal presupposto che per le fasce più a rischio (bambini e anziani) il vaccino è utilissimo. Detto questo, anche se non abbiamo ancora dati definitivi, quest’anno non c’è stato l’incremento del numero di vaccinazioni registrato negli ultimi anni.

Perché?
Credo che ci siano state una serie di concause, prima fra tutti la temperatura mite che ha tenuto lontana la preoccupazione, ma penso anche all’esperienza dello scorso anno: c’è stato un gran trambusto mediatico sull’aviaria ma non solo non c’è stata pandemia, non c’è stata nemmeno una grossa epidemia influenzale e questo può aver generato atteggiamenti dubbiosi verso la necessità di vaccinarsi.

Invece per curarci? Ci sono nuovi farmaci?
Novità farmacologiche non ce ne sono, però un aspetto di relativa novità è dato dal ritorno in commercio degli antivirali. Questi sono uno strumento importate in caso di pandemia. Ma anche in una stagione normale possono essere utili in casi eccezionali, per persone particolarmente deboli o più a rischio.

Nella normalità come ci dobbiamo curare?
L’approccio generalizzato è quello dei farmaci da banco. L’unica cosa che raccomando è di non azzerare i sintomi: 4-5 giorni di riposo insieme farmaci sintomatici sono l’unica cura per guarire bene.


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Redazione Sanihelp.it

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