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Il bambino piange: non pensare che...

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Pubblicato il: 19-01-2007

Tante sono le convinzioni sul pianto del neonato, molte le credenze popolari e i luoghi comuni. Capire cosa è vero e cosa no è importante, per intervenire correttamente.

Il bambino piange: non pensare che... © Photos.com

Sanihelp.it - Hai appena avuto un bambino e sei letteralmente bersagliata di consigli e suggerimenti da parte di parenti e amici? Ti lascia condizionare da tutto quello che senti in giro? È ora di fare chiarezza sui veri e falsi luoghi comuni sul pianto dei neonati.

I bambini che piangono sono bambini difficili, con problemi: FALSO.
I bambini che piangono sono del tutto normali e non hanno nessun problema di salute: non presentano danni cerebrali, non sono emotivamente disturbati, non soffrono di malattie psichiche.

Non è colpa dei genitori, ma è una questione di temperamento: VERO E FALSO.
Alcuni tratti della personalità (come una più spiccata tendenza al pianto) sono presenti fin dalla nascita e fanno parte del patrimonio ereditario, potranno però essere accentuati in base all’ambiente in cui il bimbo vive e alla capacità dei genitori di comprenderli e correggerli.

Se piange, vuol dire che sta male: VERO E FALSO.
Il pianto non è necessariamente un segno di malessere, ma è l’unico linguaggio conosciuto dal bambino per esprimere qualsiasi cosa (col tempo comunicherà anche con gli occhi, il sorriso, i gesti, i morsi e i balbettii).

Lasciarlo piangere non serve: VERO.
Che il pianto faccia bene ai polmoni di un bambino è una delle credenze più ridicole del passato: alcune ricerche hanno dimostrato che piangere senza ricevere risposta fa aumentare nel piccolo il numero di pulsazioni al minuto e gli abbassa i livelli di ossigeno nel sangue. Inoltre, sono bambini che tendono, crescendo, a essere aggressivi nei confronti dei genitori o eccessivamente appiccicosi.

A volte sono solo capricci: FALSO.
Il neonatologo Antonio Marini afferma che prima del nono mese i bambini non sanno fingere né tanto meno fare i capricci, pertanto piangono sempre e comunque per una ragione.

Piange perché non sto tutto il giorno con lui: FALSO.
Non conta il tempo trascorso col bambino, ma come lo si passa: una mamma può essere fisicamente assente perché lavora, ma affettivamente presente: basta coccolarlo, prenderlo in braccio, cantargli una ninnananna o parlargli per fargli sentire la nostra presenza.

Il pianto è un segnale perfetto: VERO.
Così lo definiscono gli scienziati che lo hanno studiato, in quanto è capace di portare la mamma vicino al proprio bebé il più rapidamente possibile, per consolarlo, cercare di capirlo, dargli aiuto. Inoltre, nel sentire il bambino che piange, il sangue affluisce al seno della mamma che prova l’impulso di nutrirlo. E poi l’ ossitocina, l’ormone che stimola la secrezione del latte, induce un senso di rilassamento che calma il bimbo.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Perché piange, di Nessia Laniado, Red Edizioni

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