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Sopravvivere a un bambino che piange

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Pubblicato il: 19-01-2007

Le provi tutte e nessuna funziona? Non ne puoi più di sentirti dire quello che devi fare quando il tuo bambino piange? Ecco come uscire indenne dall'emergenza pianto.

Sopravvivere a un bambino che piange © Photos.com Sanihelp.it - Riuscire a interpretare il pianto del proprio bambino come espressione dei suoi bisogni e manifestazione delle sue emozioni ci aiuta a reagire con meno insofferenza e ci pone in un atteggiamento di ascolto che ci permette di riconoscere le diverse sfumature del pianto stesso: fame, sonno, dolore fisico ecc.
Con il passare del tempo, ogni mamma impara a riconoscere e decifrare il pianto del proprio bambino. Intanto, ecco qualche dritta.

PIANTO DA FAME
Come riconoscerlo: inizia flebilmente in modo aritmico e poi aumenta e diventa più ritmato e intenso.
Cosa fare: nei primi mesi assecondare con elasticità le sue richieste di nutrimento (così la quantità di latte si modifica secondo le sue esigenze), senza però arrivare a offrirgli il seno ogni volta che piange.

PIANTO DA DISAGIO
Come riconoscerlo: simile al pianto da fame nella fase iniziale, rimane debole anche in seguito; il bambino si dimena come se volesse liberarsi da un fastidio.
Cosa fare: controllare che non sia bagnato o che non abbia freddo o caldo.

PIANTO DA POPPATA
Come riconoscerlo: il bambino scoppia a piangere durante la poppata, diventa rosso e nervoso.
Cosa fare: soprattutto nelle fasi iniziali dell’ allattamento può capitare che la mamma abbia molto latte, e il bambino viene colto da un flusso così abbondante da soffocarlo: è bene allora spremere un po’ di latte prima di offrirgli il seno.

PIANTO DA DOLORE
Come riconoscerlo: è improvviso e lacerante, il primo urlo è seguito da una pausa, come per riprendere fiato, poi il volume può diminuire a causa dello sfinimento e l’urlo trasformarsi in lamento.
Cosa fare: cercare di capire il motivo del dolore e intervenire.

PIANTO DA COLICA
Come riconoscerlo: si manifesta nelle ore pomeridiane e serali; il bimbo piega le gambe sull’addome e lancia urla acutissime.
Cosa fare: metterlo a pancia in giù, fargli un massaggio sul pancino, muovere le sue gambine come se pedalasse (per liberarlo dai gas).

PIANTO DA ECCESSO DI STIMOLAZIONE
Come riconoscerlo: il bambino chiude gli occhi, gira la testa e si mette a piangere: cerca di avere un po’ di tranquillità in una situazione di confusione (stanza rumorosa, visite di parenti e amici ecc.)
Cosa fare: portarlo in un luogo tranquillo e tranquillizzarlo.

PIANTO DA SOLITUDINE
Come riconoscerlo: è generalmente un piagnucolio, quasi mai forte ma ritmico, che si placa solo quando il bambino ottiene la risposta da chi lo accudisce.
Cosa fare: può darsi che gli manchi il calore materno oppure è annoiato. avvicina il tuo viso al suo, sorridigli, parlagli, cullalo, accarezzalo.

PIANTO DA PAURA
Come riconoscerlo: il bimbo è in braccio a un estraneo, scoppia improvvisamente in lacrime, si dimena, vuole allontanarsi.
Cosa fare: va ripreso in braccio da un genitore e tranquillizzato.

PIANTO DA STANCHEZZA
Come riconoscerlo: diminuisce le sue attività, perde interesse per persone e giochi, sbadiglia, lo sguardo è vitreo.
Cosa fare: cullarlo e metterlo a nanna.

In ogni caso, la regola d'oro è sempre la stessa: mantenere la calma. Se accorriamo al pianto del piccolo ma siamo infastiditi, irritati, impazienti, le sue sensibilissime antennine perpepiranno il nostro stato d'animo e, anziché calmarsi, si sentirà ancora più sconsolato.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Perché piange, di Nessia Laniado, Red Edizioni

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