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Volontari al servizio del malato

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Pubblicato il: 22-01-2007

Oggi, per fortuna, è in crescita l'offerta di associazioni per la tutela dei diritti del malato, che offrono assistenza gratuita senza fini di lucro. Ecco due esempi...

Sanihelp.it - Pensi di essere stato vittima di un caso di malasanità, e vorresti rivolgerti a qualcuno che sappia indirizzarti e far valere i tuoi diritti?
Una valida possibilità è quella offerta dalle sempre più numerose associazioni che si occupano di tutelare i diritti dei malati, fornendo anche un supporto concreto per far sì che le loro richieste non cadano nel nulla.

Capostipite di questa realtà assistenziale è il Tribunale per i diritti del malato, una iniziativa del forum Cittadinanzattiva nata nel 1980 per tutelare i diritti dei cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali.
Il Tribunale è costituito da più di 10.000 volontari, tra cittadini comuni, operatori dei servizi e professionisti, che operano su tutto il territorio nazionale promuovendo innumerevoli campagne di sensibilizzazione, dal progetto Ospedale sicuro a quello per la riduzione delle liste d'attesa, dalla campagna sulla terapia del dolore a quella per l’indennizzo dei danni da trasfusioni di sangue infetto.
Il Tribunale per i diritti del malato, inoltre, dispone di numerose sezioni negli ospedali italiani (l’elenco su http://www.cittadinanzattiva.it/content/view/45/69/), a cui i malati possono rivolgersi per segnalare gli abusi subiti.

«Quando un malato ritiene di essere stato vittima di un errore o di un’inadempienza», spiega Rino Palmarin, responsabile della sezione del Tribunale per i diritti del malato dell’ospedale san Gerardo di Monza, «può rivolgersi a noi portando una denuncia scritta e tutta la documentazione necessaria, a cominciare dalla cartella clinica. La documentazione verrà visionata gratuitamente da un medico legale e da un avvocato, che formuleranno il primo parere in merito alla presenza o meno di una responsabilità oggettiva. A quel punto, in caso di reale necessità di procedere per vie legali, indicheremo al malato la strada da percorrere, mettendogli a disposizione, se lo vorrà, una serie di studi legali convenzionati, che applicano tariffe ridotte».

L’azione svolta da queste associazioni è fondamentale per i malati, che spesso, trovandosi a subire un ingiustizia e soffrendo per problemi fisici o peggio per un lutto, non sanno come muoversi né a chi rivolgersi.

«Noi non rilasciamo alcuna certificazione», chiarisce Palmarin, «il nostro compito è quello di fungere da primo referente per capire se procedere o meno e indirizzare i pazienti. Ogni anno riceviamo un centinaio di segnalazioni per ciascuna sezione, e per i problemi più disparati: dalle dimissioni non protette all’assenza del consenso informato, dai problemi con l’accompagnamento ai maltrattamenti in corsia. Le denunce più diffuse sono quelle di persone anziane che vengono dimesse pur non potendo proseguire le terapie a casa, e quelle legate a errori di pratica medica, prevalentemente in ortopedia. Un intervento non riuscito, oppure non necessario, è uno degli oggetti di denuncia più frequenti».

Un’altra associazione che si occupa di tutela dei malati è l’A.V.E.M. – Associazione per le vittime di errori medici, nata nel 2002 per volontà di un gruppo di persone a loro volta vittime in diversi modi della malasanità, e oggi operante in tutta Italia con oltre 100 volontari tra medici legali e avvocati.

A differenza delle altre realtà nazionali, l’A.V.E.M. si occupa dell’intero iter procedurale dei casi di malasanità, assumendosi anche il rischio dei processi.
«Dopo la prima comunicazione del presunto caso – spiega il presidente dell’associazione, Antonio Ciccarelli – la documentazione medica e legale viene valutata da una commissione medicolegale. Se la pratica viene accettata, viene dato mandato agli avvocati di agire. In questa fase, tutto avviene gratuitamente: il rimborso delle spese processuali viene richiesto solo in caso di esito positivo del processo, altrimenti resta tutto a carico nostro. La scelta di puntare sulle cause civili piuttosto che su quelle penali è dettata da un teorema molto semplice: se i medici e le strutture cominciano a pagare, è più probabile che la situazione cambi».

L’associazione, per questa assistenza completa e unica nel suo genere, riceve dalle 500 alle 800 presunte denunce ogni mese tramite il sito internet www.malasanita.it. «Tutte le segnalazioni – continua Ciccarelli – sono accomunate da un filo conduttore unico: diagnosi superficiali, ignoranza e arroganza dei medici. I settori in cui sono più frequenti i casi di malasanità sono ginecologia e chirurgia, ma è impossibile stilare una classifica certa: i casi sono tra i più disparati, e per valutarli uno a uno occorre un grandissimo lavoro».

La maggior parte delle denunce raccolte, secondo le statistiche interne dell’A.V.E.M., provengo dall’Italia settentrionale. «Al Nord c’è più consapevolezza dei propri diritti, conclude il presidente, mentre al Sud persiste un rispetto reverenziale eccessivo nei confronti dei medici. Anche alla luce di questo, il nostro obiettivo resta quello di creare una maggiore consapevolezza nei malati, affinchè denuncino gli abusi subiti. Oggi abbiamo centinaia di cause in corso». Proprio il mese scorso, due cause per malasanità sono state vinte grazie ad A.V.E.M, e due malati in più sono riusciti a ottenere giustizia.


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