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Nuovi studi sul tumore al pancreas nella terza età

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Pubblicato il: 25-01-2007
Sanihelp.it - Cambia la prospettiva di chi è colpito da un tumore del pancreas nella terza età: uno studio riportato sulla rivista Surgery dagli oncologi del Kimmel Cancer Center di Philadelphia ha dimostrato che, se si appartiene a quel quarto di malati che sopravvive all’intervento chirurgico, le possibilità di vivere come chiunque altro sono alte.

Analizzando la sorte di 890 pazienti che erano stati sottoposti tra il 1970 e il 1999 alla procedura di Whipple, ossia all’asportazione della vescica, di parte del duodeno, del tratto biliare comune e di parte del pancreas, gli esperti hanno verificato che il 23% era vivo a 5 anni dall’operazione. Di costoro, circa la metà aveva più di 65 anni al momento dell’intervento, e circa il 65% era ancora in vita dopo altri 5 anni. Le percentuali di sopravvivenza della popolazione generale per la stessa fascia d’età (cioè attorno ai 70 anni) sono attorno all’87%: una differenza che è stata giudicata modesta e che depone a favore dell’operazione, qualora ci siano le condizioni cliniche.

Un secondo studio pubblicato su Cancer suggerisce un modo per migliorare i risultati della chirurgia, almeno in coloro che sono affetti da un tumore intraduttale papillare: l’introduzione di un’analisi citologica intraoperatoria, che può orientare le mani del chirurgo verso un’asportazione più mirata. Il gruppo di Idetoshi Eguchi dell’Osaka Medical Center ha sottoposto 43 pazienti a una procedura che prevedeva l’analisi citologica su omogenati di pancreas prelevati durante l’intervento, oltre a quella istologica già effettuata. E ha scoperto che nel 42% dei malati essa mostrava una positività sfuggita ai test precedenti. In seguito a questo risultato, 5 pazienti sono stati sottoposti a un intervento più radicale del previsto: in questi malati, la sopravvivenza libera da recidive dopo 5 anni è stata del 100%.

Una volta affrontato l’intervento, si presenta il dilemma della radioterapia adiuvante per prevenire le recidive: secondo una rilevazione pubblicata anch’essa su Cancer, i malati che sono in cura presso una struttura dove è presente un’Unità di radioterapia sono sottoposti molto più spesso di altri al trattamento, addirittura nel doppio dei casi. «Questo scollamento dimostra che quando una procedura è codificata e porta a risultati sicuri essa viene attuata in modo più puntuale; al contrario, quando le indicazioni non sono chiare, regna l’approssimazione», ha sottolineato Sandra Wong dell’Università del Michigan di Ann Arbor. «Per questo è urgente compiere studi sul ruolo della radioterapia in questi malati».


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