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Trapianti di fegato, al via il progetto «Non Sei Solo»

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Pubblicato il: 31-01-2007
Sanihelp.it - Un aiuto concreto per far fronte al trapianto d'organo, percorso sicuramente fra i più complessi e sofferti nella vita di un paziente.
È questo l'obiettivo del progetto «Non Sei Solo», attivato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria pisana per supportare i pazienti con malattie epatiche, in lista d’attesa per il trapianto di fegato o già trapiantati,che solo nel 2006 in Toscana sono stati 119.

Tra le attività previste, l’istituzione di un numero verde 800 381 717 , attivo su tutto il territorio nazionale dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 11.00, al quale potranno rivolgersi anche coloro che vogliono informazioni su malattie epatiche severe, e l’organizzazione di incontri mensili con personale specializzato, che hanno l’obiettivo di assistere psicologicamente i pazienti durante tutto il ‘percorso di cura’: dalla gestione della malattia epatica nel periodo che precede l’intervento all’inserimento in lista d’attesa, dalla chiamata al ricovero, al periodo post trapianto.

«Il progetto», spiega Franco Filipponi, Coordinatore dell’Organizzazione Toscana Trapianti e Direttore del Centro di Trapiantologia Epatica dell’Ospedale Cisanello di Pisa, «vuole favorire l’informazione e l’educazione delle persone che hanno subìto o subiranno il trapianto di fegato, così da rendere il paziente esperto, cioè cosciente e collaborativo durante tutto il percorso di cura».

Un’attenzione particolare è dedicata inoltre alla gestione dei trattamenti antirigetto che seguono il trapianto. «I farmaci immunosoppressivi», precisa Filipponi, «hanno rappresentato una svolta nella medicina, rendendo possibile la nascita dell’attività trapiantologica. La loro somministrazione, tuttavia, si basa su un attento studio delle reazioni del paziente che permettono di calibrare la terapia, rendendola più efficace. Per questo motivo la collaborazione della persona che ha subìto il trapianto è fondamentale, sia per quanto riguarda l’aderenza al trattamento che la comunicazione degli effetti allo specialista. Ma perché questo accada, il paziente deve essere seguito e informato sul cammino da compiere».


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Redazione Sanihelp.it

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