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Scoperto il gene che predispone a ingrassare

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Pubblicato il: 07-02-2007
Sanihelp.it - Buone notizie per chi ha la tendenza a mettere su chili di troppo. Uno studio svolto dal gruppo di ricerca del professor Maurizio Bifulco della Facoltà di Farmacia dell'Università di Salerno e della dottoressa Chiara Laezza dell'Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, in collaborazione con la dottoressa M. Gabriella Caruso dell'IRCCS Saverio de Bellis di Castellana Grotte, ha messo in luce  l'esistenza di un gene responsabile della predisposizione ad ingrassare
Si tratta del gene del recettore degli endocannabinoidi CB1, che secondo gli scienziati può aiutare a prevedere la nostra predisposizione a raggiungere un elevato indice di massa corporea.   «Gli endocannabinoidi controllano l'appetito mediante meccanismi sia centrali che periferici», spiegano gli autori, «ed è dimostrato che il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) regola la lipogenesi, sia in colture primarie di adipociti (le cellule adipose), sia in animali obesi». Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity, hanno tenuto sotto osservazione per quattordici anni soggetti sani, controllandone periodicamente le abitudini alimentari, l'attività fisica svolta, alcuni parametri clinici e l'aumento del peso. «I risultati ottenuti hanno dimostrato che i soggetti normopeso, che sono rimasti tali durante gli anni di osservazione, hanno una forma variante del recettore CB1», afferma Chiara Laezza dell'IEOS-CNR. «Si tratta di una forma cosiddetta polimorfica che non si ritrova quasi mai negli obesi o, comunque, nei soggetti che hanno un elevato BMI durante i 14 anni di osservazione. Inoltre, i soggetti sani che presentano questa variante polimorfica del recettore CB1 hanno anche livelli di glicemia e di trigliceridemia più bassi rispetto ai soggetti che sono più predisposti al sovrappeso e all'obesità». La scoperta apre nuove possibilità terapeutiche per combattere l'obesità, soprattutto per quanto riguarda l'eventualità di poter valutare in un immediato futuro, negli studi di farmaco-genomica, la presenza di quelle varianti genetiche che determinano la risposta del nostro organismo ai farmaci anti-obesità, risparmiandoci, ancor prima di utilizzarli, gli effetti collaterali che spesso sottovalutiamo.


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