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L'emorroidectomia è sorpassata

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Pubblicato il: 13-03-2007

Per curare le emorroidi gravi non è più necessario rimuovere il tessuto emorroidario. Lo spiega in un'intervista il colonproctologo Giuseppe D'Oriano.

Sanihelp.it - Le emorroidi, termine popolare non propriamente corretto a livello medico, colpiscono un po’ tutti. È importante rivolgersi al medico e valutare un eventuale visita specialistica. Nei casi lievi è sufficiente un nuovo regime dietetico nei casi più gravi c’è la chirurgia.

Abbiamo chiesto di chiarirci meglio questi punti al dottor Giuseppe D’Oriano, responsabile colonproctologo presso l'ospedale S.M.d.P.degli Incurabili di Napoli.

Quali sono i soggetti a rischio di malattia emorroidaria?
Iniziamo con il dire che la malattia emorroidaria è molto diffusa in circa il 40-50% della popolazione mondiale senza alcuna differenza tra i sessi. È più frequente nella razza bianca, solo il 3% nella nera. Alcune statistiche dicono che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha sofferto o soffrirà di un episodio di congestione emorroidaria.Sono a rischio di manifestare una malattia emorroidaria coloro che hanno casi di familiarità. Ma i fattori predisponesti sono tanti e di diversa natura

Che cosa deve fare una persona che nota i primi sintomi?
Una persona che notai primi sintomi, deve rivolgersi al suo medico curante affinché, questo la invii a visita dal coloproctologo, medico specialista delle malattie del colon, retto e ano. La visita coloproctologica consiste nell'ispezione della zona perineale, nell'esplorazione rettale e comprende anche la proctoscopia. Tale visita permetterà di chiarire l'origine e la causa della sintomatologia caratterizzata dalla presenza di noduli congesti o trombizzati, di sanguinamento, dolore, prurito.

Per i casi gravi quale è l'iter medico per risolvere il problema? La terapia della malattia emorroidaria, nel prolasso di primo grado, consiste nel modificare le abitudini di vita e alimentari e nell'uso di appropriati farmaci (vasoprotettori, antiflogistici, antiedemigeni). Nel prolasso emorroidario di II-III-IV la terapia è chirurgica.

Quale terapia consiglia e perché? Oggi la chirurgia del prolasso emorroidario si avvale di una tecnica, la PPH anopessi (stapler prolassectomia), che non prevede più l'asportazione del tessuto emorroidario, come avveniva nel passato con l'emorroidectomia. Quest’ultima tecnica prevedeva l'asportazione del tessuto emorroidaro, era considerata necessaria per la cura, in quanto questo era considerato come una neoformazione vascolare varicosa.
Questo concetto è stato superato da nuove acquisizioni, che hanno dimostrato che i cuscinetti emorroidarii sono delle strutture presenti già nel feto e hanno una funzione valvolare di continenza. Inoltre si è dimostrato che il prolasso emorroidario è conseguenza del cedimento della mucosa di rivestimento del canale anorettale, che scivolando verso il basso spinge verso l'esterno il tessuto emorroidario. Quindi, si è intuito che asportando tale anello di mucosa che ha ceduto si possono riposizionare i cuscinetti emorroidari nella loro sede naturale conservando la loro funzione.
Tale intervento, si esegue utilizzando una suturatrice automatica circolare (stapler) che permette di rimuovere l'anello mucoso che ha ceduto e contemporaneamente confezionare l'anastomosi, facendo risalire il tessuto emorroidario. Tale tecnica, non creando ferite cutanee, non presenta sintomatologia dolorosa nel post operatorio e alla defecazione. Oltre un milione, sono i pazienti operati nel mondo e numerosi studi clinici hanno documentato notevoli vantaggi di tale metodica rispetto ai tradizionali interventi di emorroidectomia.


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Redazione Sanihelp.it

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