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Linee guida pilotate dalle case farmaceutiche?

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Pubblicato il: 15-03-2007
Sanihelp.it - Le linee guida sono uno strumento importante per aiutare medici e pazienti a seguire i percorsi migliori di diagnosi e cura. Ma sono spesso a rischio di interferenze da parte delle industrie farmaceutiche. 

Uno dei casi più clamorosi è stato esposto poche settimane fa su The Lancet: le linee guida sull’uso delle statine per la prevenzione dell’infarto in soggetti con livelli alti di colesterolo sarebbero più o meno campate per aria, nient’altro che il frutto di pressioni delle aziende. A sostenerlo sono J. Abramson e J. Wright della Harvard Medical School, secondo i quali i 15 studi clinici utilizzati per giustificare l’indicazione alla terapia ipocolesterolemizzante per le donne e per tutti gli ultrasessantacinquenni senza una provata malattia vascolare non dimostrerebbero affatto l’assunto.

La storia, secondo gli esperti di Harvard, è emblematica della tendenza attuale alla creazione di condizioni patologiche inesistenti al fine di poter allargare lo spettro dei consumatori di farmaci. Purtroppo non è un incidente di percorso: un articolo di gennaio del New England Journal of Medicine a firma Robert Steinbroock cita numerosi altri esempi di linee guida pilotate. 

Anche se negli Stati Uniti le linee guida depositate presso la US National Guideline Clearinghouse sono più di 2000, questi episodi hanno dato vita a un vivace dibattito; un’indagine condotta su 685 linee guida ufficiali ha svelato che il 35% degli autori aveva dichiarato un interesse economico sospetto.

Marco Bobbio, direttore dell’Unità operativa di cardiologia dell’Ospedale Santa Croce di Cuneo e autore di un libro sul conflitto di interessi, commenta così: «Le linee guida vengono stilate in base all’analisi e all’interpretazione dei dati disponibili fatte da esperti del settore che si suppone siano dotati di indipendenza di giudizio.
Con il tempo, tuttavia, ci si è resi conto che potevano diventare oggetto di strumentalizzazioni e conflitti di interessi. Oggi tutte le principali riviste chiedono che siano esplicitate tutte le possibili fonti di interessi privati, anche non direttamente collegati con l’oggetto delle decisioni, per esempio un farmaco.

Ma non basta: molte sotto-società di associazioni scientifiche stilano le proprie linee guida, il che dà una visione parziale di una malattia. Se invece nel panel rientrano diverse figure di esperti, il verdetto è più equilibrato.

Molto resta da fare anche sull’impostazione dei trial che conducono alle linee guida e che spesso sono formulati per raggiungere un certo risultato, nonché sull’influenza dei cosiddetti opinion leader. Inoltre spesso le linee guida suggeriscono usi off label di certi farmaci: se un farmaco non è indicato per una condizione, fino a quando non ci sono prove inconfutabili della sua efficacia e sicurezza, non andrebbe utilizzato.

Infine bisognerebbe agire sugli organismi pubblici, potenziando quelli indipendenti come il Nice britannico, l’Oms, i Cdc di Atlanta e la Us Preventive Task Force o, ancora, il Nih Consensus Developmet Program».


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