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Caffè: nessun rischio per cuore, pressione e arterie

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Pubblicato il: 26-03-2007
Sanihelp.it - Per gli affezionati della tazzina l’ennesima buona notizia: 3-4 caffè al giorno non causano ipertensione né cardiopatia ischemica e, anzi, i composti fenolici contenuti nel caffè potrebbero avere un ruolo preventivo verso le malattie cardiovascolari. 

I risultati della ricerca Consumo di Caffè e Rischio di Cardiopatia Ischemica: una Meta-analisi, frutto di un bando di concorso indetto nel 2005 dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) e condotto su 13 studi caso-controllo e su 10 studi di coorte, per un totale di oltre 440.000 soggetti esaminati, parlano chiaro: riferendosi a un consumo di caffè in tazze (ovvero una quantità da caffè all’americana), con un consumo minore o uguale a 2 tazze di caffè (pari a circa 3-4 tazzine di espresso bar o 3 tazzine se preparato con la moka) non emerge alcuna associazione significativa fra consumo di caffè e rischio di cardiopatia ischemica.

Inoltre dalla ricerca emerge anche che il sistema cardiovascolare è in grado di sviluppare tolleranza agli effetti della caffeina: premesso che ingerire circa 200-250 mg di caffeina può aumentare, entro breve tempo dall'assunzione, la pressione arteriosa sistolica di 3-14 mmHg e la pressione arteriosa diastolica di 4-13 mmHg nel soggetto normoteso, è bene ricordare che la caffeina è contenuta in numerose bevande e la loro assunzione, soprattutto nei consumatori occasionali, può aumentare i valori della pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e attivare il sistema simpatico. Si è notato tuttavia che se la caffeina viene ingerita attraverso il caffè, l’effetto sulla pressione risulta molto più modesto e a volte accompagnato dallo sviluppo di una condizione di tolleranza. Il consumo abituale di caffè non sembra quindi associato a un incremento del rischio di comparsa di ipertensione arteriosa.
Non è tutto: il caffè contiene numerose molecole ad attività protettiva tra cui i composti fenolici che sono biodisponibili, hanno un’elevata attività antiossidante, sono in grado di inibire l’ossidazione delle LDL (Low Density Lipoprotein) e l’aggregazione piastrinica (fattori determinanti nell’insorgenza della cardiopatia ischemica). Attraverso il consumo di caffè, il loro contributo antiossidante nella dieta giornaliera è fino al 40-60%.

Una precisazione importante: nell’implicazione del possibile rischio cardiovascolare il metodo di preparazione del caffè può influire sugli effetti sulla salute: il caffè espresso influenza la pressione arteriosa meno di quello bollito (alla Turca). E l’influenza sul possibile rialzo pressorio deve essere valutata anche su altre abitudini voluttuarie (fumo e alcol) che modulano sia le caratteristiche farmacocinetiche della caffeina ma anche, negativamente, il rischio cardiovascolare sia dei normotesi che degli ipertesi.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SINU, FoSAN

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