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Cancro alla prostata, l'ostacolo è psicologico

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Pubblicato il: 27-03-2007
Sanihelp.it - Tra medico e paziente manca il dialogo per quanto riguarda i timori sul mantenimento della propria qualità di vita all’indomani della diagnosi di tumore alla prostata. Questo è quanto emerso da una delle ricerche presentate a Berlino durante il più importante
congresso europeo di urologia, l’European Association of Urology
Nonostante il 67% dei pazienti affetti da carcinoma prostatico attribuisca notevole importanza al mantenimento del proprio stile di vita, la ricerca, denominata Less is more, ha evidenziato che meno della metà di questi ultimi solleva efficacemente il problema con il proprio medico. 
L'indagine si è articolata con interviste a 200 pazienti in cinque diversi Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna) nell’arco di un paio di mesi, da Dicembre 2006 a Gennaio 2007. 
Dai risultati, si evince una costante attenzione del paziente circa l’efficacia farmacologica del trattamento: nove su dieci preferiscono soluzioni terapeutiche diradate nel tempo, e l’81% dei pazienti - entro la fascia dei 70 anni - esprime parere favorevole pertrattamenti della durata di 6 mesi rispetto alle formulazioni a 1 e 3 mesi, che presentano gli stessi risultati in termini di efficacia ed effetti collaterali. 
Le soluzioni iniettabili somministrate in maniera ripetuta, invece, generano un impatto negativo sulla qualità della vita dei pazienti, risvegliando ansie e preoccupazioni per la presenza del tumore. 
«Comprendere che la qualità di vita è molto importante per un paziente, può aiutare nell’individuare il corretto regime di prescrizione terapeutica», ha commentato il professor Claude Schulman, dell’Università di Bruxelles, «riuscire a superare quella che è considerata una barriera dai pazienti, anche semplicemente prendendo in considerazione i diversi tipi e formulazioni di trattamento consentiti dalla terapia ormonale, è di estrema significatività clinica».
Ulteriore aspetto indagato nella ricerca, è il ruolo della famiglia e degli amici nel fornire supporto e informazioni necessarie. Tre pazienti su cinque hanno espresso il loro parere favorevole nel coinvolgimento dei familiari nelle scelte terapeutiche, e per il 44% le fonti di informazione sul tumore alla prostata, oltre ai medici generici, rimangono la famiglia e gli amici.


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Redazione Sanihelp.it

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