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Parto indolore: non solo epidurale

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Pubblicato il: 03-05-2007

Partorire senza dolore ma anche senza farmaci: si può? E se bastasse il sostegno dell'ostetrica?

Sanihelp.it - Quando si parla di parto senza dolore il pensiero va subito sì: all’epidurale. Potente arma farmacologica contro il dolore da travaglio, l’analgesia epidurale non è l’unica possibilità a disposizione delle future mamme per affrontare serenamente e con meno sofferenza possibile la fase delicata della dilatazione uterina. 
O per lo meno non è la prima via da prendere, come ci spiega Anita Regalia, responsabile della sala parto dell’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza: «Considero l’analgesia epidurale un’offerta ragionevole alla partoriente nel momento in cui tutte le modalità naturali e, per così dire, umane di sostenere una donna che affronta il travaglio siano state provate e abbiano fallito», afferma la ginecologa. 

«Parlo di tutte le stimolazioni e gli aiuti di cui una partoriente può usufruire per alleviare il suo dolore: massaggi, bagni, posizioni, stimolazioni varie: tutti compiti dell’ostetrica, una figura oggi rilegata solo alla fase espulsiva del parto, ma che invece riveste un ruolo preponderante proprio durante il travaglio, offrendo alla donna sostegno fisico, emotivo e psicologico.
Prima di pensare a rendere l’epidurale un servizio garantito in tutti gli ospedali, credo che bisognerebbe attrezzarsi per fare in modo che tutte le strutture italiane rivedano il ruolo centrale dell’ostetrica nella fase del travaglio», continua la dottoressa.

«Se un parto presenta caratteristiche fisiologiche (monitoraggio regolare, posizione fetale cefalica, ecc.) e non ci sono indicazioni mediche particolari, non sussistono motivazioni per somministrare un’analgesia, con tutti i rischi che vi sarebbero connessi: alterazioni del battito del bambino, allungamento del periodo espulsivo, aumento del rischio di parti operativi ecc. Per non parlare dei possibili effetti collaterali: se il dosaggio farmacologico è elevato, la donna potrebbe perdere la sensazione di controllo sul proprio corpo e quindi potrebbe non essere più in grado di portare avanti il parto. Altri possibili eventi sono atonia vescicale (difficoltà di svuotamento della vescica), febbre o mal di schiena».

Quando allora è giusto ricorrere all’epidurale? «Nel nostro ospedale garantiamo a tutte le donne questa possibilità, ma crediamo fermamente che nella maggior parte dei casi sia sufficiente il sostegno dell’ostetrica. Il 12-14 % dei parti annuali che effettuiamo con epidurale sono giustificati da un allungamento dei tempi di travaglio o in presenza di patologie come l’ipertensione. Quindi solo quando è strettamente necessario e su indicazione medica».


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