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Cure oncologiche: la fotografia italiana

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Pubblicato il: 10-05-2007
Sanihelp.it - Quarantadue tra Aziende sanitarie locali e ospedaliere monitorate, dal Piemonte alla Sicilia, con una copertura quasi completa del territorio, per verificare l’assistenza sanitaria ai 260.000 italiani che ogni anno si ammalano di tumore: è la prima indagine nazionale condotta dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), con il contributo di Roche.
I dati, relativi prevalentemente al 2006, sono positivi su prevenzione e diagnosi: quasi dappertutto ormai in Italia si informa sui fattori di rischio come fumo e alimentazione (nel 94% delle aree indagate), ma anche, in un 30% di casi, su sedentarietà, inquinamento e pesticidi. Mammografia, pap test e corsie preferenziali diagnostiche per l’80% dei cittadini, però è ancora difficile sapere dove le liste d’attesa sono più brevi, informazioni fornita da 6 Asl e da 3 Aziende ospedaliere su 10 del campione. 
Sul fronte delle cure, nonostante negli ultimi 2 anni nel 70% di Aziende ospedaliere e Regioni siano stati adottati provvedimenti su appropriatezza e razionalizzazione, l’esito di tali riforme è giudicato non ancora ottimale da più della metà (53%) dei direttori di oncologia e solo in 4 strutture su 10 i risparmi in termini di spesa sono andati a favore delle terapie innovative.
 
Come emerge ancora dall’analisi AIOM, oggi tutte le Aziende ospedaliere sono in grado di assicurare servizi di chemioterapia (così come tutte le Asl), l’85% la radioterapia (il 64% delle Asl), 8 su 10 le cure riabilitative (il 64% delle Asl). 
Il supporto psicologico per chi deve fare terapia anti-tumorale è disponibile in 9 ospedali su 10 e nel 45% delle Asl. Però solo il 35% delle Aziende ospedaliere offre corretto supporto informativo relativo ai servizi di terapia (e alle liste d’attesa) sul territorio oltre alla propria struttura, e solo in rari casi tale informazione integrata è offerta dalle Asl. In compenso, per quanto riguarda la diagnosi precoce che consente di iniziare la terapia al più presto, il 70% delle Aziende ospedaliere monitora le liste d’attesa dei cittadini trovati positivi ad uno screening.
Per quanto riguarda iinfine le cure palliative, l’Hospice, struttura dedicata alla cura dei pazienti terminali, è attivo nel 65% delle Aziende ospedaliere e nel 38% delle Asl: dove non c’è, la scelta più frequente è il ricovero ospedaliero (però non dedicato solo a pazienti oncologici) o l’assistenza domiciliare integrata (Adi), attiva in 9 Asl e in 8 Aziende ospedaliere su 10. Nell’85% degli ospedali e nel 75% delle Asl nell’Adi oncologica è coinvolto il medico di famiglia, in poco più della metà dei casi (55-56%) è disponibile anche lo psicologo. 


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Redazione Sanihelp.it

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