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Epidurale: cosa significa parto indolore?

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Oggi è possibile partorire riducendo il dolore. L'analgesia epidurale permette infatti di alleviare il dolore mantenendo inalterate le altre percezioni. Scopri come funziona.

Sanihelp.it - L’epidurale è oggigiorno la maniera più efficace di alleviare il dolore da parto, e una donna su tre decide di affidarsi a questa opportunità. Al di là delle controversie sui pro e contro, vediamo innanzitutto di capire di cosa si tratta.

L’analgesia epidurale è una tecnica che serve a ridurre il dolore da parto, e viene effettuata tramite iniezione di farmaci anestetici e antidolorifici nella zona lombare della schiena: epidurale o peridurale significa proprio al di fuori della dura madre, per indicare che si interviene in una zona esterna rispetto al sistema nervoso centrale.

La paziente viene fatta sdraiare su un fianco o sedere con il busto in avanti, l’anestesista inserisce l’ago e attraverso questo viene introdotto un minuscolo catetere a mezzo del quale somministrare i farmaci. Questi ultimi, iniettati nella zona epidurale, vi si diffondono bagnando le fibre che ci passano, dette sensitive, che sono quelle che trasportano la sensazione dolorosa. 
Le fibre motorie e quelle propriocettive (responsabili della sensazione di premito e di voglia di spingere) non vengono coinvolte nell’azione anestetica. Il movimento e la voglia di spingere rimangono quindi immutati nella donna che ha eseguito l’epidurale. 
Per questo, in tema di epidurale, non è corretto parlare di anestesia (come perdita totale di sensibilità), ma piuttosto di analgesia, dal greco an-algos: niente dolore.

In quale momento del parto viene eseguita? Durate il parto si distinguono due fasi: la fase dilatante (travaglio di parto) e la fase espulsiva (parto vero e proprio). Durante la prima fase, che serve a dilatare il collo dell’utero e può durare anche diverse ore, la donna è passiva, non deve spingere ma solo sopportare il dolore fisico dovuto alla dilatazione uterina. È qui che interviene l’epidurale.

Un tempo si attendeva che si verificassero alcune condizioni ostetriche, come la dilatazione a 3 cm del collo uterino, prima di ricorrere all’epidurale. Oggi non è più così: se la donna soffre molto, può essere somministrata già all’inizio del travaglio (early labour), quando la dilatazione è appena iniziata, oppure quando quest’ultima è ormai vicina al completamento (late labour). Ciò che cambia sono i farmaci iniettati.

Non è dolorosa: il fastidio può essere paragonabile a quello di un’iniezione intramuscolare. Il tempo di azione è molto soggettivo, ma in media l’effetto si comincia ad avvertire in 20-30 minuti e può durare molte ore, a seconda dell’evoluzione del parto.

Trattandosi in ogni caso di un intervento delicato, la donna che decide a priori di avvalersi di questa possibilità è invitata dal suo ginecologo a sottoporsi, a distanza di circa un mese dalla data presunta del parto, a una visita ambulatoriale, durante la quale alla gravida verrà illustrata la procedura dell’epidurale nonché eseguito un controllo sullo stato della gravidanza e sulle analisi sostenute fino a quel momento, un’accurata anamnesi e una verifica della presenza di eventuali controindicazioni, come problemi di coagulazione, piastrinopenie, malattie del sistema nervoso centrale, distrofia muscolare o sclerosi multipla.

È bene sapere che l’epidurale deve essere eseguita solo da personale esperto e specializzato in questo tipo di procedure, il quale deve rimanere presente durante tutto il parto, seguendolo fino alla sua conclusione.
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di Roberta Camisasca 
Fonte: Ospedale Desio
Tags: epidurale, parto,
Revisione: 11-01-2010

Questo articolo appartiene allo speciale "Il parto"
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