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Epidurale: perché sceglierla

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La dottoressa Giovanna Valentini, anestesista presso l'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, ci spiega caratteristiche e vantaggi dell'epidurale.

Sanihelp.it - Quanto è richiesta oggi l’epidurale dalle partorienti italiane? L’analgesia epidurale oggi è molto richiesta, soprattutto al Nord. Al San Raffaele, dove dal 1992 viene garantita gratuitamente 24 ore su 24, più del 30% delle partorienti la richiede, quasi una donna su due fa la visita in ambulatorio, poi effettivamente solo nel 18-20% dei casi la si esegue, magari perché la donna arriva in ospedale a dilatazione già completa o perché nel frattempo ha cambiato idea al riguardo.

Perché è così poco diffusa? Per carenza di personale anestesista dedicato all’ostetricia. Garantire l’epidurale a tutte le partorienti comporta per un ospedale diverse difficoltà organizzative, perché è un’analgesia speciale e richiede la presenza di diversi specialisti, magari per diverse ore data l’imprevedibilità di un parto.

Perché fatica a prendere piede in Italia? Perché si pensa ancora che sia una manovra pericolosa per la salute della donna. In realtà, se eseguita da personale specializzato e preparato, è una tecnica assolutamente sicura. Inoltre, applicata alla terapia del dolore post-operatorio o del dolore cronico, è una pratica consolidata già da decenni, in Italia come in America e nei paesi anglosassoni.

Spesso si associa l’idea dell’epidurale a quello di parto pilotato, in cui la donna perde il suo ruolo, oltre alle sensazioni del parto stesso. Assolutamente no. Tra le molteplici sensazioni avvertite dalla donna che partorisce, il dolore è l’unica che non serve a nulla. La voglia di spingere, il premito, la pancia dura: tutte queste sensazioni viaggiano su delle fibre nervose (dette propriocettive) non toccate dall’epidurale, che agisce su tutt’altre fibre (le sensitive, che trasportano appunto la sensazione dolorosa). Non è vero, quindi, che con l’epidurale non si sente niente. Anzi. La donna, paradossalmente, è più collaborativa, perché più rilassata. In pratica si toglie il dolore e si lasciano integre le fibre motorie che sono quelle della spinta.

Quindi l’epidurale non annulla né ostacola la voglia di spingere? L’epidurale viene eseguita durante il travaglio, che è per la donna una fase lunga, dolorosa e faticosa, ma anche passiva: non si deve spingere, ma solo aspettare che il collo dell’utero arrivi a dilatazione. È qui che serve una diminuzione del dolore e un aiuto al rilassamento. Nel momento in cui la spinta diventa fondamentale, e cioè la fase espulsiva, il parto vero e proprio, che dura all’incirca 20-30 minuti, la perfusione viene tolta (o diminuita) e il parto avviene in modo del tutto naturale.

Partorire con epidurale può avere delle conseguenze sulla salute della madre o del bambino? Il post-parto della donna che ha partorito con epidurale è identico a quello degli altri parti. La mamma non deve rimanere allettata e non ha indicazioni mediche diverse rispetto alle altre. Soprattutto l’epidurale non predispone negativamente all’allattamento, come ultimamente è stato sollevato. I farmaci infatti rimangono nello spazio epidurale e non vengono per nulla assorbiti dal circolo né materno né fetale, terminando la loro azione pochissime ore dopo essere stati somministrati.

Ci sono altri casi, al di fuori della terapia del dolore, in cui durante un parto può essere indicata l’epidurale? Sì, in caso di distocia cervicale: se la dilatazione è bloccata da ore, anziché ricorrere al cesareo si può provare con l’epidurale in quanto, diminuendo la sintesi di adrenalina e degli ormoni dello stress, si aiuta la donna a rilassarsi e i farmaci favorendo la distensione della muscolatura liscia del collo uterino, favorendo il buon procedere del parto.

Cosa pensa degli effetti collaterali a cui tradizionalmente viene associata l’epidurale: cefalea, mal di schiena, difficoltà di minzione? La cefalea è riscontrata in 1 caso su 200; il mal di schiena è frequente, ma del tutto normale se si pensa che la donna ha affrontato il peso di una gravidanza e poi lo stress di un travaglio, e quando è imputabile all’epidurale il dolore è riducibile a una lieve dolenzia nella zona di puntura, niente di più. La difficoltà di minzione può sopraggiungere nelle due ore seguenti il parto, ma non per colpa dell’epidurale, in quanto i farmaci somministrati non hanno alcun effetto sullo stimolo di urinare.

È vero che l’epidurale influisce su tempi del travaglio, allungandoli, e aumenta il rischio di ricorrere a parti operativi? Gli studi che rivelano una maggior incidenza di parti con ventosa o forcipe o un allungamento della fase espulsiva dopo la somministrazione di un’analgesia epidurale arrivano da Paesi anglosassone, dove i dosaggi dei farmaci sono molto diversi da quelli italiani. Da noi i tempi di travaglio e il numero di parti operativi con epidurale sono assolutamente sovrapponibili a quelli senza analgesia.

È vero che può non funzionare? No, se fatta in maniera adeguata l’epidurale funziona sempre. Al massimo si può verificare un posizionamento asimmetrico del cateterino epidurale, a cui però si può rimediare aumentando il volume dei farmaci iniettati o ritraendo un po’ il catetere.

Controindicazioni? Problemi di coagulazione, piastrinopenie, malattie del sistema nervoso centrale, distrofia muscolare, sclerosi multipla sono vere e proprie controindicazioni, mentre precedenti interventi chirurgici alla colonna vertebrale non sono una controindicazione assoluta ma solo una complicazione per il medico, che ha più difficoltà a trovare lo spazio epidurale per la presenza di cicatrici.
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di Roberta Camisasca 
Fonte: Redazione
Tags: epidurale, partorire,
Revisione: 11-01-2010

Questo articolo appartiene allo speciale "Il parto"
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