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Malati terminali: l'importanza dell'hospice

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Pubblicato il: 11-06-2007
Sanihelp.it - Il malato terminale ha diritto di vivere a casa propria. Ma quando ciò non è possibile, dovrebbe essere ricoverato in una struttura come l’hospice, dove può ricevere tutta l’assistenza di cui ha bisogno e disporre di ogni comfort. La struttura del Pio Albergo Trivulzio di Milano, primo hospice italiano, ha accolto in 16 anni oltre 2.000 malati. E nei prossimi due anni saranno circa 200 gli hospice in Italia, per oltre 2.000 posti letto.

Il dato relativo ai malati terminali è allarmante: su 100.000 abitanti, circa 300 muoiono per tumore e l’80% di essi attraversa una fase terminale che necessita di cure palliative. Nel 15-20% dei casi, l’assistenza non può essere effettuata a casa e richiede una struttura di ricovero, che però molto spesso non riesce a rispondere alla sfera di bisogni complessi del paziente, che prevede non solo cure e assistenza, ma anche supporto psicologico, sociale e spirituale. Si tratta di un dolore molto difficile da gestire, anche per i familiari. L’hospice nasce per offrire questo tipo di sostegno. 

In questo ambito la medicina riabilitativa assume un significato importante, sia come possibilità di mantenimento o recupero delle attività motorie del malato per l’arco rimanente della vita, sia come approccio palliativo di riabilitazione passiva o massaggio, allo scopo di lenire il dolore da immobilità. Il paziente, sentendosi curato e accolto, percepisce la vicinanza e l’operato del fisioterapista come valido strumento per un continuo miglioramento. Il contatto corporeo col fisioterapista può migliorare il vissuto corporeo del paziente, aiutandolo a recuperare la sua autostima.


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Redazione Sanihelp.it

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