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La parola all'esperto

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Pubblicato il: 25-06-2007

Qual è la situazione delle città italiane? Ce lo racconta Stefan Von Prondzinski, pedagogista e esperto del Centro europeo di ricerca e promozione dell'accessibilità

Sanihelp.it - Il grado di accessibilità ai disabili delle città italiane? «Negli ultimi vent’anni qualcosa si è mosso, ma siamo ben lontani dall’avere città accessibili».
E’ questa l’opinione di Stefan Von Prondzinski, pedagogista e esperto di orientamento alla mobilità del C.e.r.p.a. (Centro europeo di ricerca e promozione dell’accessibilità – Italia), nonché membro della Commissione nazionale barriere architettoniche dell’Unione Italiana Ciechi.

«Quando venni qui, nel 1987, c'era veramente poco in Italia in questo settore – continua l’esperto - Venni invitato a parlare a un convegno sulla mobilità a Pordenone, ma le persone mi dicevano: "Molto interessante, ma tutto questo è possibile in Germania, non certo in Italia". Ora invece le cose stanno cambiando, ma c’è ancora molto da fare».

Anche riguardo alle barriere architettoniche? «Certo – risponde Prondzinski – non basta più saperle riconoscere, bisognerebbe anche proporre qualcosa di innovativo. La legge stabilisce già da anni che non dovrebbero esistere, e noi stiamo ancora qui a creare commissioni per il loro abbattimento!»

Ci può fare qualche esempio di soluzione innovativa? «In Emilia Romagna, dove lavoro, esiste un centro che raccoglie in una preziosa banca dati tutte le informazioni utili e concrete per progettare e costruire strutture, come ospedali e scuole, completamente accessibili ai disabili – continua il pedagogista – e a Ferrara l’ospedale san Giorgio ha messo in funzione un efficace servizio Informa handicap. La città, poi, è dotata di un mobility center collegato ad un parcheggio, che permette ai disabili di noleggiare appositi scooter per raggiungere il centro e i negozi».

Non è possibile applicare queste esperienze ad altre città italiane? «Ogni città ha una storia a sé – risponde Prondzinski – Per esempio Ferrara era già favorita dall’essere a misura di bicicletta. Difficilmente, comunque, una città potrà essere pronta per tutte le disabilità; più facile che si specializzi in base a quelle prevalenti sul territorio. Il Criba, ad esempio, sta cercando di replicare la sua esperienza anche in Veneto, Lombardia, Liguria, Piemonte e nelle Marche, per creare una rete coordinata da Reggio Emilia. L’obiettivo è quello di creare una mappa virtuale delle esigenze della città dal punto di vista dei disabili, per poi studiare un piano quinquennale di abbattimento delle barriere e calcolare percorsi più efficaci sulle loro reali necessità».

E una grande metropoli come Milano sarebbe pronta a simili cambiamenti? «In una città così grande è difficile riuscire a creare progetti condivisi da tutti, assessorati e associazioni, ma nel singolo si fa molto – conclude l’esperto tedesco – e ben vengano queste iniziative, ma rimane il problema della mancanza di un progetto comune».


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Redazione Sanihelp.it

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