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La dieta del viaggiatore

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Pubblicato il: 25-06-2007

Per goderti al massimo le tanto sospirate vacanze, parti preparato: con i giusti accorgimenti a tavola, eviterai brutte sorprese dal polo all'equatore

Sanihelp.it - Tempo di vacanze, marito, moglie e bambino di 12 mesi partono all’avventura per la meta esotica sognata da una vita, senza particolari preavvertimenti in tema di salute.
Il primo giorno il papà ha un colpo di calore, il terzo giorno il piccolo deve ricorrere all’ospedale per una forte disidratazione, il quinto giorno la mamma fa un bagno subito dopo pranzo e va incontro a congestione. Dopo 7 giorni la famiglia rinuncia alla seconda settimana di vacanza e decide di rientrare a casa. Non è una barzelletta, ma quello a cui si rischia di andare incontro intraprendendo un viaggio senza prepararsi correttamente.

«La prima esigenza che il viaggiatore deve soddisfare è di pensare alla propria salute e tutelarla al massimo – commenta Emanuela Zamparo, presidente della Società Italiana per la Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) – e il buon esito di un viaggio, soprattutto se si tratta di una meta lontana, dipenderà in gran parte dalla nostra alimentazione, che deve tener conto di molti fattori condizionanti, primo tra tutti il clima».
Viaggiare con il caldo o con il freddo comporta infatti differenze alimentari sostanziali, soprattutto quando ci si reca in zone lontane con lo scopo di conoscere, luoghi, costumi, culture e – ahimè - anche cibi tradizionali locali.
Cominciamo questo giro del mondo virtuale con i paesi freddi. Il turista che si reca in questi posti deve prediligere cibi con buon potere calorico, come quelli a maggior contenuto percentuale di carboidrati (che forniscono energia in tempi più rapidi), proteine e grassi (energia di accumulo). Sia nelle zone polari propriamente dette che in quelle subpolari fredde bisogna assumere pasti e bevande caldi (almeno 1,5 litri di liquidi).
È fondamentale, infine, ridurre al minimo o eliminare del tutto le bevande alcoliche: l’alcol, infatti, dà una momentanea percezione di calore legata alla sua forte azione vasodilatatrice, ma in realtà fa disperdere grandi quantità di calore dal corpo.
Nelle zone polari e subpolari può capitare poi di assaggiare piatti tradizionali a base di fegato, che per i popoli locali rappresenta un’importante integrazione alimentare.
Eccedendo nelle quantità, però, si può andare incontro a rischio di intossicazione da vitamina A, che induce gravi danni, in particolare l’ipertensione endocranica: il cervello, cioè, sembra scoppiare dentro il cranio.

Passiamo ora ai paesi caldi. Anche in questi casi l’alimentazione svolge un ruolo cruciale. Bisogna porre attenzione a mangiare cibi ricchi di acqua, ma sicuri (non manipolati e facilmente sbucciabili).
Col caldo vanno evitati i pasti abbondanti, e bisogna porre attenzione alle caratteristiche igieniche e alla cottura degli alimenti tipici. Bisogna stare attenti anche a come vengono assunti i liquidi: la diluizione del sangue dovuta all’introito di acqua non deve essere massiva, perciò è bene che l’assunzione sia frazionata (un sorso o ½ bicchiere ogni tanto di bibite zuccherate) con l’aggiunta di un po’ di sale nell’intervallo tra i pasti.
Nelle zone desertiche, le condizioni di caldo estremo richiedono la massima attenzione all’introduzione di liquidi. Per avere un’idea del fabbisogno idrico in rapporto alla temperatura si può calcolare orientativamente una quantità di 200-400 ml/h per ciascuna delle 16 ore di veglia (=3,6-6,4 litri/16 ore). Spesso queste dosi sono molto al di sotto del fabbisogno reale che può arrivare anche a 8-10 litri in 24 ore. 


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