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Speciale: Andare a funghi

Funghi: prudenza come parola d'ordine

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Non sottovalutiamo i rischi che incorriamo tutte le volte che mangiamo funghi raccolti da noi. Qualche regola fondamentale per mettere al sicuro la propria vita e la propria salute: pru

Sanihelp.it - Uno dei problemi più importanti che non bisogna mai dimenticare quando si parla di funghi è che il concetto di commestibilità, non si riferisce solo al fatto che essi possono non essere buoni e gustosi, ma che entra a pieno titolo nell’ambito della tossicologia e qui il rischio è di maggiore consistenza poiché (e non di rado) si può giungere fino alle estreme conseguenze.

Proprio per questo è giusto sottolineare come sia di fondamentale la prevenzione come elemento cardine per evitare sorprese, rischi ed esiti spiacevoli, anche letali. Come vedremo tra breve la prevenzione, ancor di più per coloro che sono solo appassionati, non è altro che un “mix” tra conoscenza, attenzione e consapevolezza delle proprie conoscenze limitate.

Diciamo questo perché non esiste altro mezzo per evitare rischi, non si potrà certo sperimentare: su quali criteri si può basare una simile pratica? Nel caso dei funghi tossici poi, essa può avere un senso solo se si basa su una conoscenza approfondita e consapevole e non bisogna dare peso a tutti quegli accorgimenti tramandati da credenze popolari che sono nella maggior parte dei casi pericolosi.

Vediamo ora più da vicino quali sono i criteri preventivi per non incorrere in approssimazioni. Il primo elemento è la conoscenza, non quella che si basa su abitudini di raccolta per aspetto complessivo, per zona, per periodo, né tanto meno quella che mutua le sue certezze solo da una comparazione con le immagini di libri divulgativi (utili solo se usati per un approccio o per un aiuto determinativo), ma una conoscenza che deriva dall’attenzione per il singolo carpoforo esaminato in tutte le caratteristiche che lo compongono al fine di determinare con esattezza il genere e la specie, parametri attraverso i quali si può definire un giudizio di commestibilità o tossicità.
In questo senso quindi il giudizio arriva dopo la determinazione della specie e tale giudizio dovrà essere rilevato da fonti bibliografiche autorevoli e aggiornate.

La conoscenza, quindi, deve essere la più puntigliosa e la più prudente possibile; è meglio esagerare con la prudenza piuttosto che rischiare di incorrere in grossolani errori. Non bisogna mai dimenticare che non tutto è scontato nella tossicologia dei funghi; sorprese, anche clamorose, sono sempre possibili.

Non sono infrequenti casi in cui specie dichiarate in passato come innocue o commestibili, possono dare seri problemi di intossicazioni.
È il caso, per esempio, del Clitocybe nebularis (Gelone di montagna) e di Armillaria mellea (Chiodino), che in determinate situazioni climatiche e di trattamento possono risultare oggettivamente tossiche, il che va a scontrarsi con la loro radicata tradizione di consumo. In conclusione, visto che c’è ancora molto da apprendere in ambito micotossicologico la parola d’ordine è una sola: PRUDENZA.

tratto da "Atlante Fotografico dei Funghi d'Italia" edito dal Centro Studi micologici dell'Amb
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di Redazione Sanihelp.it 
Fonte: Redazione Sanihelp.it
Tags: funghi, intossicazione, commestibilità, tossicologia, avvelenamento
Revisione: 29-06-2009

Questo articolo appartiene allo speciale "Andare a funghi"
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