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Dalle staminali il primo pacemaker biologico

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Pubblicato il: 27-06-2007
Sanihelp.it - Tra qualche anno verrà impiegato nell’uomo il primo pacemaker biologico: la rivoluzione è stata ottenuta negli animali da laboratorio iniettando o veicolando geni o cellule staminali nel cuore malato, in grado di generare un pacemaker naturale riparando o sostituendo le cellule cardiache danneggiate. 
I vantaggi: niente più operazione chirurgica d’impianto, complicanze minori e un approccio fisiologico per curare il cuore troppo lento, vantaggi potenziali soprattutto nei bambini, in cui l’impianto del pacemaker rimane a tutt’oggi problematico. 
Quando invece il problema è l’opposto, e il cuore batte troppo veloce, sta per arrivare anche in Italia un nuovo farmaco che sostituisce i precedenti in quanto agisce solo sulla frequenza senza togliere forza al cuore già malato. 
Due buone notizie che giungono dal XIX congresso dell’International Society for Heart Research (ISHR), svoltosi fino a lunedì a Bologna, Ferrara, Padova e Pavia.
«A essere ottimisti - ha dichiarato Claudio Rapezzi della Cardiologia dell’Università di Bologna – anche alla luce dei rapidi progressi tecnologici e degli investimenti che specie all’estero stanno avvenendo in questo campo, le prime applicazioni cliniche sull’uomo del pacemaker biologico potrebbero arrivare tra qualche anno»

In un primo tempo il pacemaker naturale potrebbe funzionare in tandem, cioè insieme a quello elettronico attualmente impiantato, che agirebbe da sentinella del gemello biologico. Ma in futuro, se tutto andrà per il meglio, potrebbe anche sostituirlo.

Intanto, la novità immediata che giunge dall’ISHR si chiama ivabradina, farmaco innovativo frutto di una scoperta italiana. «Fino ad ora - ha spiegato Roberto Ferrari, presidente del Congresso e della ISHR - per abbassare un ritmo cardiaco eccessivo avevamo a disposizione due classi di farmaci che purtroppo avevano altri effetti, spesso negativi, soprattutto l’abbassamento della contrattilità e della funzione di pompa del cuore. Adesso per la prima volta possiamo contare sull’ivabradina, un bradicardizzante puro».



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Redazione Sanihelp.it

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