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Tumore prostata, nuova tecnologia riduce rischio impotenza

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Pubblicato il: 30-06-2007
Sanihelp.it - Potenza mantenuta fino al 79% e incontinenza inferiore al 2%. Sono i sorprendenti risultati di uno studio clinico in cui 300 uomini hanno ricevuto una terapia innovativa del cancro alla prostata. La brachiterapia ad alto rateo di dose (HDR, high dose rate), abbinata ad una nuova e innovativa tecnologia di imaging ha dimostrato di essere efficace come le terapie tradizionali, ma con una probabilità molto minore di causare i comuni effetti indesiderati di impotenza e incontinenza. 

Di solito, la radioterapia viene somministrata da una fonte esterna situata ad una distanza, ed è pertanto diretta sull'intera area della prostate. Ciò rende praticamente impossibile evitare di penetrare nei tessuti sani, compresa la sensibile uretra. Dopo l'operazione chirurgica o la teleterapia tradizionale, fra il 40 e il 100% degli uomini saranno impotenti, ed il 35% dei pazienti soffrirà di incontinenza.

Nella brachiterapia, il tumore viene invece irradiato dall'interno, introducendo piccolo tubi nella prostata in punti specifici, quindi inserendo un isotopo radioattivo temporaneamente (HDR) o permanentemente (impianti piccolissimi) in ciascun tubo per somministrare la dose appropriata.

Fino a poco tempo fa, la precisione della brachiterapia HDR era determinate dal posizionamento dei tubi basata sull'imaging CT. Tuttavia la scansioni CT tendono a produrre immagini indistinte della prostata.
Una nuova tecnologia per migliorare la precisione della brachiterapia HDR è stata sviluppata da un team interdisciplinare di oncologi radiologi e fisici medici insieme a Nucletron, un importante produttore di apparecchiature e software per radioterapia. 
La tecnologia di imaging di tempo reale da essi create ha reso oggi possibile vedere aspetti cruciali della procedura nel momento in cui viene eseguita, invece di basarsi su immagini passate. Questo significa che i medici possono vedere la posizione degli organi, controllare che i tubi stiano seguendo i corretti percorsi di inserimento, e modificare la dose per mirare più accuratamente il tumore evitando al tempo stesso aree vulnerabili.

I risultati dello studio effettuato con questa nuova tecnologia sono stati annunciati la settimana scorsa alla dodicesima conferenza internazionale sull'uso ottimale della radioterapia avanzata nell'oncologia a modalità multipla, tenutasi a Roma. Lo studio è stato eseguito dai Professori Zamboglou, Tunn e Baltas dell'Ospedale Universitario di Offenbach, Germania, riunendo un team interdisciplinare di urologi, oncologi radiologi e fisici clinici.



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Redazione Sanihelp.it

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