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Contraccezione maschile: alcuni ormoni sembrano sopprimere gli spermatozoi

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Pubblicato il: 03-10-2002

Il controllo delle nascite con contraccettivi ormonali, potrebbe non pesare più solo sulle spalle delle donne; recenti ricerche sulla contraccezione maschile segnalano che combinazioni ormonali sono state in grado di sopprimere la produzione di spermatozoi.

Sanihelp.it - Non è sicuro che la riduzione delle riserve di spermatozoi possa effettivamente prevenire la gravidanza, ma i risultati sono incoraggianti e il prossimo passo è quello di affinare le combinazioni tra ormoni per renderle più convenienti e di lunga durata.

La ricerca di un contraccettivo maschile efficace e conveniente non è facile a causa del ritmo elevato con cui gli uomini producono spermatozoi nel corso di un mese infatti le ovaie producono un solo ovulo mentre la produzione media di di spermatozoi è circa un milione.

Il testosterone viene normalmente associato alla virilità, ma il trattamento con questo ormone ha invece soppresso la spermatogenesi, ovvero la produzione di spermatozoi, diminuendo i livelli di gonadotropine, altri ormoni coinvolti nella produzione di spermatozoi.

Innalzare i livelli di testosterone può tuttavia avere effetti indesiderati, come la riduzione del colesterolo HDL, la parte “buona” del colesterolo. Per controbilanciare questo effetto, e contemporaneamente bloccare la spermatogenesi riducendo le gonadotropine, molti contraccettivi maschili sperimentali associano al testosterone un altro ormone, spesso del tipo usato nei contraccettivi femminili.

Un gruppo di ricerca condotto dalla Dr. Christina Wang ,dell’ Harbor-UCLA Medical Center in Torrance, California, ha testato le capacita di soppressione della spermatogenesi da parte di diverse combinazioni che includevano testosterone e levonorgestrel, l’ormone usato nell’impianto contraccettivo Norplant 2.

Lo studio si è svolto su un gruppo di 39 maschi sani, a cui sono state somministrate dosi percutanee giornaliere di testosterone. In metà dei soggetti è stata aggiunta terapia con impianti di levonorgestrel. Nei casi di inefficacia di entrambi i metodi nella riduzione della produzione di sperma, i ricercatori hanno associato un'altra metodica.

Ventinove maschi sani sono stati selezionati casualmente per ricevere una forma orale del levonorgestrel in combinazione con le applicazioni per cutanee di testosterone, oppure un impianto di levonorgestrel associato ad iniezioni settimanali di testosterone enantato, un ormone maschile.

Secondo quanto riportato nel numero di agosto del Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, in tre dei gruppi – testosterone da solo, o in combinazione con impianti di levonorgestrel o levonorgestrel orale – la maggior parte dei maschi non ha raggiunto l’azoospermia, cioè la completa mancanza di spermatozoi nel seme. Nel quarto gruppo, in cui la terapia è stata a base di impianti ormonali associati ad iniezioni di testosterone, l’azoospermia è stata rilevata nel 93% dei maschi e nel 100% il numero di spermatozoi è risultato fortemente diminuito.

Secondo Wang il contraccettivo ormonale maschile in sperimentazione sembra funzionare e l’obiettivo è quello di sviluppare un contraccettivo che non debba essere somministrato così frequentemente; un contraccettivo impiantabile che duri per almeno un anno e di più facile impiego. In questo momento, ha dichiarato il suo gruppo, si stanno testando differenti preparazioni di androgeni, una classe di ormoni che comprende anche il testosterone.

In un secondo studio, pubblicato sulla stessa rivista, un gruppo di ricercatori britannici ha riferito che un'altra combinazione di ormoni è risultata essere efficace nel ridurre sensibilmente la spermatogenesi. Nello studio, il Dr. Richard A. Anderson dell’Università di Edimburgo, in Scozia e colleghi, hanno trattato 28 maschi sani con uno o due impianti di ormone etonogestrel rimuovendoli dopo 24 settimane. All’inizio, e dopo 12 settimane, a tutti i maschi sono stati inserite, sottocute, a livello addominale, capsule contenenti testosterone; non è stato necessario in seguito rimuoverle in quanto si sono sciolte durante lo studio.

I risultati di questo secondo studio, rivelano una brusca precipitazione della produzione di spermatozoi in entrambi i gruppi. Il 64% di quelli che ricevettero un solo impianto, ed il 75% di quelli che ne ricevettero due, raggiunsero la completa azoospermia. Questa soppressione non fu accompagnata da effetti collaterali importanti, come la perdita di peso o la riduzione del colesterolo HDL.

Secondo Anderson, lo studio dimostra il potenziale valore degli impianti a lunga durata come metodo valido di contraccezione e senza il bisogno di iniezioni frequenti. Una preparazione a lento rilascio permette di ottenere una efficacia maggiore a parità di dose somministrata. Usando inoltre una minor dose complessiva di testosterone, questo approccio a lento rilascio minimizza inoltre i rischi di effetti collaterali.

Tratto da: Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism 2002 n87


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Redazione Sanihelp.it

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