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Indagine

Italiani al lavoro: soddisfatti ma stressati

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Pubblicato il: 05-09-2007

Grazie a un'indagine sulla qualità dell'occupazione facciamo il punto sullo stato di salute del mondo del lavoro in Italia.

Sanihelp.it - Gli italiani sono soddisfatti del proprio lavoro? Quali sono i fattori critici della vita lavorativa. La seconda indagine Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori) sulla qualità dell'occupazione ha scattato una fotografia del lavoro nel Belpaese. 

Secondo i dati dell’indagine il livello di soddisfazione riguardo al proprio lavoro è in Italia abbastanza elevato. Oltre 6 lavoratori su 10 (il 64% del totale degli occupati) è abbastanza soddisfatto del proprio lavoro, a questi si aggiunge un 24% di molto soddisfatti e meno del 3% di molto insoddisfatti.

In generale i lavoratori più insoddisfatti si ritrovano fra i precari, con riferimento soprattutto ai compiti svolti, ai livelli retributivi e all'attenzione delle imprese per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Appare però ancora elevato lo sforzo fisico richiesto agli occupati italiani (rilevante per il 42% degli intervistati), ma soprattutto pesa la pressione psicologica (per il 64% di loro). Non stupisce, dunque, che 8 occupati su 100 siano colpiti da malattie professionali. Rimangono comunque «molto buoni» i rapporti umani. L'84% dei lavoratori dipendenti lavora in stretto contatto con i colleghi e con i superiori, con i quali instaura rapporti soddisfacenti: oltre il 90% ha un buon rapporto con i colleghi e oltre l'80% con i superiori. Oltre il 77% si sente sul lavoro a proprio agio «come a casa».

A preoccupare il lavoratore italiano è la scarsa prospettiva di crescita. Infatti se per il 43% degli occupati degli occupati il problema è la scarsa retribuzione per oltre la metà (55%), la preoccupazione maggiore deriva dalla percezione di non avere prospettive di avanzamento e crescita professionale.

Un dato in crescita, purtroppo negativo è quello dell'aumento dello stress. Il 29% si sente sotto pressione. Quando venne pubblicata la prima indagine nel 2002 la percentuale degli stressati era parti al 21%.

Sulla questione dell'aumento dello stress il presidente dell'ISFOL Sergio Trevisanato prova a tracciare delle rotte: «Occorre dare maggiori garanzie sul mantenimento del posto di lavoro o anche una serie di servizi legati allo sviluppo della famiglia e dell'attività privata. Ma, sicuramente, questo non è tutto perché, superato questo aspetto, dovremmo trovare delle risposte più complete anche su altri versanti e servizi che possano sopperire a carenze per esempio servono maggiori garanzie nel settore bancario, soprattutto nella concessione di prestiti a mutui a giovani» .


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
ISFOL

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