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Vaccinazione antinfluenzale: facciamo il punto

Influenza: è giusto vaccinare bimbi sani?

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Pubblicato il: 20-09-2007

La discussione sulla vaccinazione contro l'influenza dei bambini sani si ripresenta periodicamente da alcuni anni in Italia. Ecco l'opinione dell'ACP, Associazione Culturale Pediatri.

Sanihelp.it - In Europa la vaccinazione antinfluenzale viene attualmente offerta solo ai bambini a rischio. È il caso di estendere questa possibilità a tutti i soggetti, anche quelli sani? Secondo i pediatri italiani si tratta di una scelta prematura, constatando l’assenza di evidenze scientifiche sulla malattia e sul vaccino.

Innanzitutto i virus influenzali, soggetti a continue mutazioni, presentano una grande variabilità antigenica che, oltre a conferire loro maggiore o minore aggressività, può influire sull’efficacia del vaccino. I tempi lunghi (circa 9 mesi) delle attuali metodiche di allestimento aumentano il rischio di una cattiva sovrapposizione tra i virus vaccinali e quelli circolanti. Questi fattori, insieme alle forti oscillazioni dell’incidenza a seconda degli anni, possono determinare distorsioni nella valutazione del peso della malattia e dell’efficacia del vaccino. La revisione Cochrane, pubblicata nel 2005 su Lancet, ha riscontrato un’efficacia del vaccino, nei bambini minori di 2 anni, simile al placebo.

Ma in generale è doveroso chiedersi quale risparmio economico e sociale si otterrebbe, visto che l’influenza rappresenta meno del 10% delle virosi presenti nella stessa stagione. È giusto non permettere a un bambino di ammalarsi una settimana per questi motivi? Ammesso che il vaccino gli impedisca di ammalarsi, il che non è ancora dato per certo. Un lavoro pubblicato su Vaccine nel 2006 sull’impatto clinico ed economico della vaccinazione contro l’influenza de i bambini sani tra 2 e 5 anni, conclude che sono necessari studi più ampi che comprendano numerose stagioni, prima di suggerire la vaccinazione universale di questo gruppo di bambini.

Va tenuto presente che in caso di vaccinazione universale, i bambini esposti sarebbero centinaia di migliaia: questo potrebbe portare alla luce reazioni non ancora conosciute. E c’è anche il problema dei pochi dati esistenti riguardo ai potenziali effetti avversi a lungo termine, collegati alla ripetizione annuale della vaccinazione. Inoltre, se le lacune conoscitive sull’efficacia del vaccino sono tante, ancora meno si sa della durata della protezione indotta nei bambini. 
Perciò è doveroso chiedersi quale potrebbe essere l’esito di un’immunizzazione di massa contro l’influenza fin dalla più tenera età. Sarebbe rischioso lasciarli sguarniti contro virus tanto mutevoli per i quali è invece necessario costruire nel tempo un ampio inventario di difese immunitarie.

Concludendo, prima di passare alla vaccinazione universale contro l’influenza dei bambini sani, vanno individuati con chiarezza gli obiettivi, definiti i risultati attesi e gli strumenti per misurarli. Se si vuole diminuire l’incidenza della malattia, dei ricoveri e delle morti, bisognerà prima conoscerla. E qual è l’efficacia del vaccino nel ridurre tutto ciò? E la sicurezza? Troppe le domande irrisolte. La proposta di tutta la pediatria italiana dovrebbe essere lo studio con metodi adeguati, del peso della malattia, dell’efficacia e della sicurezza del vaccino.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Quaderni acp 2007; 14(3): 122-123

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