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Travaglio: tutto quello che vuoi sapere

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Sono davvero contrazioni? Oppure è un falso allarme? Sarà davvero arrivato il gran giorno? Perché non si rompono le acque? Ecco le risposte a tutti i tuoi dubbi.

Sanihelp.it - Continua la nostra chiaccherata con Paola Bombardieri, Capo Ostetrica dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, che scioglie dubbi e perplessità sul travaglio.

Cosa succede se a travaglio inoltrato le acque non si rompono? 
Nel corso di un travaglio fisiologico la rottura delle membrane segue l’inizio delle contrazioni, a volte invece lo precede di qualche ora. Se non avviene spontaneamente, la rottura viene effettuata artificialmente dall’ostetrica. Viene usato uno strumento in plastica a forma di uncinetto, che gratta la superficie in tensione della membrana e ne genera la rottura. Non è una procedura dolorosa. 
Può succedere anche il caso opposto: alla rottura del sacco non segue l’inizio del travaglio. In questo caso, a distanza di 24 ore si procede all’induzione delle contrazioni. In ogni caso, la rottura del sacco amniotico presuppone sempre e in ogni caso il ricovero, perché il feto non si trova più in un ambiente asettico ed è quindi vulnerabile alle infezioni.

La perdita del tappo di muco presuppone l’inizio del travaglio? No. Il tappo mucoso può essere espulso anche 15-20 giorni prima del parto. La modificazione del collo uterino ammorbidisce il muco denso che tappa il canale cervicale e lo protegge, provocandone la caduta. È una condizione del tutto fisiologica che, se non sono presenti altri indicatori di inizio travaglio, non necessita il ricorso all’ospedale. Se è fisiologico, non è accompagnato da contrazioni o perdite ed è di colore bianco, rosato o marroncino. Capita spesso che la caduta del tappo mucoso avvenga con gradualità nelle settimane precedenti al parto, e molte donne non si accorgono neppure dell’accaduto.

Esistono dei rimedi per ridurre i tempi del travaglio? Purtroppo non esistono tempi standard per il travaglio: posso dire che una primipara impiega in media 10-12 ore, contando dalla prima contrazione alla fase espulsiva. Il tutto dipende dalla modalità con cui si affronta: se la donna cerca di opporsi al dolore e alla tensione del corpo, si dimena, si irrigidisce, si contorce, la tensione muscolare si ripercuote negativamente sull’apparato genitale e i tempi si allungano. È importante aiutarsi con respirazione, immersioni in acqua calda, movimenti o passeggiate, esercizi di basculamento del bacino, massaggi.

Esiste una posizione che allevia il dolore? Ogni donna trova il suo modo per affrontare il travaglio. Il consiglio è quello di lasciare che sia il corpo a cercare la posizione in cui si sente più libero e più a suo agio. Ed è sempre meglio, in assenza di controindicazioni, non rimanere subito allettate. Poi l’ostetrica può correggere la posizione della mamma per favorire il corretto posizionamento, la rotazione e la progressione della testa del feto.

Mancano ancora diverse settimane al termine, ma il travaglio inizia. Cosa devo fare? Entro la 33a settimana di gestazione, bisogna recarsi in un Ospedale provvisto di un reparto di Patologia neonatale. Trascorsa la 34° settimana, si può fare riferimento alla struttura precedentemente prescelta.

Torna alla prima parte.
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di Roberta Camisasca 
Fonte: Redazione
Tags: travaglio, parto,
Revisione: 11-01-2010

Questo articolo appartiene allo speciale "Il parto"
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